Mandzukic implacabile, la legge del croato colpisce ancora

Quando segna Mandzukic, la Juventus vince sempre. Anche contro il Carpi la legge di Mario si ripete e sentenzia la squadra allenata da Castori, anche se nel finale i bianconeri hanno deciso di complicarsi la vita da soli. La solita encomiabile grinta mista a quell’agonismo quasi disperato che tanto piace ad allenatori e tifosi. Perché il primo è un grande gol col destro, nel secondo invece va in cielo per bucare ancora Belec: ma oltre alla doppietta, ad essere incredibilmente utile per l’intera squadra è quel pressing asfissiante sui difensori avversari, quegli aiuti e quel sacrificio di cui Allegri e la Juventus non possono farne a meno.

CLASSICISMO E MODERNITÀ – Nonostante sia tra i più classici rapaci d’area, ha aggiunto al suo gioco quella modernità di giocare a tutto campo, svariando anche sulle fasce (spesso ha tagliato alle spalle di Gabriel Silva ndr.) e facendo sentire il suo carattere focoso in difesa della squadra. Questo suo gioco è dovuto anche in parte a chi tra poco dovrà affrontare in Champions e suo “vecchio” mentore, quel Pep Guardiola che provoca qualche pensiero alla Juventus. Il gioco a tutto campo del coach catalano, Mandzukic lo ha assorbito bene e ora ne beneficiano i bianconeri: un classico rapace d’area capace anche di giocare anche a tutto campo.

LAVORO SPORCO – Ma se Pep gli ha insegnato e lo ha educato a livello tattico, Mario ha sempre avuto nel dna lo spirito del combattente. Allegri si è subito innamorato (calcisticamente parlando) di quel fuoco che gli arde dentro, di quella voglia di spingersi oltre alla ricerca di ogni palla. Quella che però purtroppo non si è vista nel finale, con la squadra già convinta di aver vinto e ultimi minuti che hanno visto l’allenatore toscano imbestialito come non mai.

 

Oscar Toson