Coppa Italia, la svolta è inevitabile: il modello estero e la rivincita delle piccole per tornare a sognare

Coppa Italia, la svolta è inevitabile: il modello estero e la rivincita delle piccole per tornare a sognare


La Coppa Italia, così com’è strutturata, non offre un grandissimo spettacolo, eppure sarebbero sufficienti poche e semplici riforme, prendendo spunto dal format della FA Cup e della DFB-Pokal, per ridare vita ad un trofeo che ha sempre meno seguito. Bisogna premettere, ovviamente, che per rendere possibile tutto ciò è necessaria una riorganizzazione dei calendari, per consentire il regolare svolgimento dei vari turni di coppa, proprio come accade in Germania e nel Regno Unito.

PIÙ PARTITE CON LE BIG, SINONIMO DI MAGGIORE INTERESSE – Senza girarci eccessivamente intorno: la presenza fin dal turno iniziale dei top team è sicuramente sinonimo di maggiore interesse nei confronti della competizione. E, mettendo in atto la modalità del sorteggio senza teste di serie, scongiurando almeno in parte il fenomeno del giant killer, al primo turno non è impossibile immaginare una sfida tra Juventus e Milan o tra Napoli e Roma, giusto per fare un esempio.

SPETTACOLO ASSICURATO – Chi pensa che la presenza delle cosiddette “piccole” sia sinonimo di poca qualità sbaglia di grosso. Pur volendo non tenere in considerazione l’edizione attuale della Coppa Italia, ancora del tutto in fase embrionale, in Inghilterra le squadre minori hanno spesso messo in difficoltà i top club. Basti pensare al Cambridge United, che lo scorso anno si è spinto a un soffio dal colpaccio a Old Trafford contro lo United, al Wigan campione nel 2013, al Portsmouth vincitore nel 2008 o ancora a Coventry e Wimbledon, che hanno alzato al cielo il trofeo più antico della storia negli anni 80, guadagnandosi un posto con vista sull’Europa. E non si tratta di una tendenza esclusivamente anglosassone: se si contano le ultime 15 edizioni di DFB-Pokal, coppa nazionale tedesca, si può notare la presenza in finale di Union Berlino, Kaiserslautern, Alemannia, Norimberga, E. Frankfurt e Duisburg, mentre in semifinale hanno avuto accesso squadre come St. Pauli, che nel 2005 ha battuto il Werder Brema 3-1, Arminia e Lubecca, solo per citarne alcune. Il risultato, quindi, anche se sulla carta può apparire scontato, sul campo non lo è. Inoltre, un maggior numero di match potrebbe anche facilitare l’ingresso in prima squadra di calciatori giovani particolarmente promettenti, che potrebbero affrontare un debutto decisamente più tranquillo tra i professionisti.

GRANDI INCASSI PER LE PICCOLE – Con le partite secche giocate sui campi di provincia, si potrebbero produrre incassi che rappresenterebbero linfa vitale per i bilanci delle squadre per le squadre meno blasonate. Per assistere a Milan-Crotone, sono accorsi circa cinquemila tifosi pitagorici. Se si fosse giocata allo stadio Ezio Scida, oltre a un sold out garantito, ci sarebbe stato un buon ritorno economico per la società rossoblù. Altro esempio? Allo Stadio Olimpico, per la gara tra Roma e Spezia, erano presenti circa 7000 spettatori, di cui la metà accorsi a sostenere i blancos liguri, generando un incasso oggettivamente basso per i giallorossi. E ovviamente non è così difficile immaginare un tutto esaurito a campo invertito.

COME INCENTIVARE I TIFOSI DELLE GRANDI – Certo, con le gare in trasferta su campi minori si potrebbe temere di assistere ad un settore ospiti perennemente vacante, almeno per tre quarti. Non è così, perché per garantire una buona affluenza anche da parte del pubblico della squadra ospite – che supponiamo essere in questo caso una big che va a giocare su un campo di provincia – basterebbe inserire degli incentivi da parte delle società per l’acquisto dei biglietti dei futuri big match. Se vi chiedete quale sia la motivazione che spinge i tifosi del Manchester United a giungere – ipoteticamente – fino a Shrewsbury, affrontando oltre 100 km di trasferta, per una partita apparentemente insignificante e per di più in un turno infrasettimanale, il motivo è questo.

E INFINE… IL LATO ROMANTICO – Ammettiamolo: come in tutte le cose, anche nel calcio c’è un fortissimo lato romantico. Storie come quelle del Vicenza di Guidolin, fermato poi in semifinale di Coppa delle Coppe dal Chelsea in semifinale, del Wigan di Martinez, che nonostante la retrocessione ha regalato ai tifosi la gioia di alzare al cielo la FA Cup, o del Duisburg che, nonostante la decima piazza in 2. Bundesliga, è arrivato a giocarsi la finale nel 2011, sono storie che possono fare solo bene allo sport.

Ovviamente, a tutto ciò va aggiunto il ritorno di immagine che avrebbe l’intera competizione: con un maggiore interesse da parte degli spettatori internazionali garantirebbe incassi maggiori per quanto concerne la vendita dei diritti televisivi, così come una competizione più interessante attira sponsor disposti a spendere cifre sempre più alte per vedere il proprio nome associato a quello della Coppa Italia. In tal modo, i premi garantiti in caso di passaggi di turno e vittoria finale sarebbero senza dubbio più ricchi, e ciò renderebbe la coppa in questione molto più interessante per le squadre che la disputano.

Corrado Parlati (@Corrado_Parlati)

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