Italia, girone "da paura": l'incubo Ibra, i gioielli del Belgio. E quel cuore irlandese...

Italia, girone “da paura”: l’incubo Ibra, i gioielli del Belgio. E quel cuore irlandese…

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Prima domanda: Conte deve aver paura? D’orgoglio, la risposta è tanto facile quanto scontata: l’Italia non può aver paura. E non deve, e non le conviene. Eppure un’altra considerazione va fatta, vuoi perché la rosa è forse tra le peggiori – in puri termini qualitativi – della storia azzurra, vuoi perché in un grandissimo torneo certe differenze contano fino ad un certo punto.

I MIGLIORI? – Dunque, alla fine la verità sta, come sempre, nel mezzo: l’Italia ha da temere, ma non da preoccuparsi. Proprio a partire dal Belgio: forte, giovane, a tratti impressionante. Però senza una reale quadratura storica alle spalle: e quando arriva il momento, quello di diventare grandi, è un fattore che conta. Tanto. Anche per questo, Hazard e compagni avranno la giusta collocazione nella scala del terrore: ma tra Germania, Spagna e Francia, meglio aver preso i “Leoni”. Ecco.

INCUBO IBRA – Ci sono alcune immagini che non avrai mai modo di togliere dalla tua mente: il primo amore che finisce, il tuo capitano che alza una coppa. E poi c’è il tacco di Ibra: che varia a cuor leggero tra il golden goal di Trezeguet e quel rigore di Roby Baggio calciato alle stelle. Sì, fa male ancora. Forse anche più di Byron Moreno e della traversata inutile in Corea da campioni già acclamati. Ora l’opportunità però può essere ghiotta: una sorta di rivincita, bella e sentita. Sarebbe poi l’ultimo grande evento dell’ex Juve con la propria nazionale: come lasciarsela scappare? Occhio però a tanti volti noti e – soprattutto – forti: Marcus Berg e Durmaz su tutti. Poi ci sarebbe John Guidetti, ex City e fresco campione d’Europa con l’Under21. Un po’ di attenzione in più non guasterebbe.

CUORE IRLANDESE – Come non guasterebbe per Shane Long e compatrioti. Perché oltre alla birra c’è di più, e perché questa è una squadra costruita sulla corsa e sull’intensità, capace di buttar fuori la talentuosa Bosnia di Dzeko e Pjanic. Giocatori pronti al sacrificio, alla lotta. Con un bagaglio costruito prevalentemente in Premier League: non proprio un aspetto secondario. Come non dev’esserlo il loro atteggiamento: niente da perdere, tutto da guadagnare. E per un popolo combattivo diventa qualcosa di profondamente indicativo. Ah, una postilla dovuta: quest’anno ci sarà anche l’Irlanda del Nord, grazie ad uno strepitoso Lafferty. Ribadire chi è che comanda con un pallone al piede è quasi obbligatorio. E allora occhio, mister Conte. Ma non aver paura…

 

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