Sousa, un genio razionale con l'ambizione d'essere il migliore. Magari di nuovo in bianconero...

Sousa, un genio razionale con l’ambizione d’essere il migliore. Magari di nuovo in bianconero…


La sfida al passato, per Paulo Sousa, vuol dire tanto. La Juventus ha segnato il destino del portoghese. Il bianconero torna spesso e volentieri nella vita del tecnico viola: s’è imposto a grandi livelli con la Signora, ma l’ha anche battuta appena un anno dopo aver toccato il cielo con un dito. E, oggi, quei colori fanno di nuovo capolinea nella sua carriera: battere la Juve significherebbe consacrare la sua Fiorentina.

Non è cresciuto nella ricchezza, Paulo: Delfim e Maria Madalena, i suoi genitori, dovevano sudare per far quadrare i conti. Ma quel bambino gli dava soddisfazioni: era davvero bravo a scuola, particolarmente in matematica. E sarà una cosa che ritornerà nella sua vita. Tra le strade di Viseu, però, coltivava anche un’altra passione: il calcio. Prova anche altri sport, ma quella sfera lo attrae troppo.

Con il Repesenses, si segnala agli occhi dei grandi club portoghesi. Nel mentre, chiude il ginnasio con un dieci e lode in matematica… roba da geni: il sogno è quello di diventare insegnante. Ma il destino vuole diversamente. E il destino di Paulo Sousa ha un volto, abbastanza pieno ma con pochi capelli: è quello di Peres Bandeira, che lo segnala al Benfica.

Il Benfica? Paulo è tifoso dello Sporting, gli acerrimi rivali delle Aquile. Ma, ecco che, per la prima volta, quel ragazzino fa vedere che tipo è: accetta, l’ambizione vince sul cuore. Ha ragione, dato che impara tanto al Benfica. Quando sente che quei colori gli hanno dato tutto, passa all’altra sponda: quella dello Sporting. Ma non perché sia la squadra per cui tifava, no: è un passo in avanti; ha di nuovo ragione lui. Quello sarà il trampolino di lancio per la Juventus: “Sono venuto in Italia per fare un salto di qualità e vincere qualcosa”, dirà.

A Torino, intanto, Lippi sta mettendo in atto la sua rivoluzione e trova in Sousa il suo cervello: sarà uno dei grandi protagonisti dei successi di quegli anni. Marcello Lippi sarà uno dei suoi più grandi maestri e, oggi, fa tesoro dei suoi insegnamenti: “L’ho avuto da calciatore”, ha detto l’ex ct della Nazionale. “Paulo ha tenuto conto delle cose di cui gli parlavo, la sua squadra è aggressiva e ha idee di gioco”.

Con la Juventus, vincerà qualcosa – per usare un eufemismo -, proprio come voleva. Arriverà sul tetto d’Europa, in una notte romana di fine maggio. Quel trionfo sarà la fine di una amore tanto breve quanto forte.

eva

Si sarà sentito tradito, forse, quando verrà ceduto al Borussia Dortmund. Ma, in Germania, ritrova la forma fisica che i problemi alle ginocchia avevano minato. E, dettaglio non da poco, ritroverà anche la Vecchia Signora: di nuovo in finale di Champions League, ma questa volta finisce diversamente. La Coppa dalle grandi orecchie finisce tra le mani del portoghese, ma non è una vendetta. Almeno non nei modi, perché Paulo è un signore. E i tifosi bianconeri glielo riconoscono.

Dopo quasi vent’anni, Sousa non ha perso l’ambizione: “Punto a vincere la Champions in cinque anni”, ha detto in una recente intervista. Un sogno da costruire passo dopo passo, partendo da Firenze. Perché si vive di sogni, ma per coronarli si deve faticare: il portoghese lo sa. E, chissà, magari il bianconero potrebbe imporsi un’altra volta nella carriera di quest’uomo venuto dal centro del Portogallo. Con la Signora, infatti, ha in comune quel sogno, quella coppa che manca proprio dalla finale di Roma. Non subito, c’è tempo e bisogno di studiare, lavorare, migliorare. Con razionalità, come sempre.

Felice Lanzaro (@FeliceLanzaro)

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