Siviglia-Juve, l'analisi dell'attacco: le metamorfosi compiute e quelle (ancora) da compiere

Siviglia-Juve, l’analisi dell’attacco: le metamorfosi compiute e quelle (ancora) da compiere


Il calcio ha l’invidiabile caratteristica di essere un gioco estremamente semplice, e la reductio ad unum di ogni discorso tecnico/tattico può condensarsi nel semplice ma inesorabile “vince chi la butta dentro”. La Juventus ha avuto svariate occasioni per buttarla dentro e non l’ha fatto, il Siviglia ne ha avute di meno ma l’ha fatto. Serve altro? Inevitabile che la croce vada a finire sulle spalle di Morata, principale colpevole: quell’assist di Dybala al 16′, quel sinistro su tocco di Cuadrado al 91′. Film già visto, col City pochi giorni fa, col Dortmund e in tante altre occasioni l’anno scorso: Alvaro non ha ancora quel “killer instinct” che hanno tutti i grandi bomber.

Questione di maturità, che nel frattempo è costata il primo posto nel girone: assurdo, se si pensa che la squadra che l’ha vinto (il Manchester City) è stata battuta due volte. Ma in Champions i dettagli fanno la differenza, e quello in cui si è distinto l’attaccante spagnolo (in maniera negativa), è tutt’altro che irrilevante. Morata, per il resto, ha giocato bene: ha attaccato in verticale la linea lenta e macchinosa dei difensori spagnoli, mettendola in difficoltà in particolare nel primo tempo, ed ha scambiato bene con Dybala. Nel secondo tempo si è spesso allargato a sinistra per lasciare spazio in particolare a Pogba, e non ha fatto mai mancare il suo lavoro in fase di non possesso. Peccato (si fa per dire) per quei due gol divorati.

Così come Allegri sta lavorando alacremente sulla trasformazione di Morata in una vera prima punta, allo stesso modo la metamorfosi di Dybala in una seconda punta può dirsi ormai conclusa. E con enorme successo. Non è fuorviante dire che l’argentino sia stato il migliore in campo (insieme a Banega: quanto servirebbe a questa Juventus, quanto…), pericoloso sia come suggeritore come come stoccatore. Ha scambiato col compagno di reparto, ha fatto da collante tra i reparti venendo incontro ai centrocampisti con quel suo primo controllo sempre perfetto per rubare il tempo all’avversario. Ha servito un pallone d’oro a Morata, ha colpito in pieno una traversa che sta ancora tremando, non ha mai mostrato alcun timore nei confronti del palcoscenico della Champions che si trova a calcare in veste di neofita. Bravo a venire incontro quando la palla veniva giocata centralmente, altrettanto quando il gioco passava sugli esterni per poi tentare la conclusione o l’assist: è lui il fulcro di questa Juventus, è lui il futuro. Cara urna, ora tocca a te: sii benevola.

Gennaro Acunzo

 

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