Siviglia-Juve, l’analisi tattica: tutto gira intorno a Dybala

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Certo, alla fine – più della tattica – a spuntarla è stata la formazione dalle motivazioni maggiori. Il Siviglia relega la “Vecchia Signora” al secondo posto del girone nonostante una qualificazione voluta, desiderata, bramata. E per di più grazie al classico gol dell’ex. Uno stacco perentorio realizzato da Fernando Llorente, di quelli che ai tempi della Juventus emozionavano i tifosi. Bianconeri comunque ben messi in campo. Stile di gioco sempre scorrevole, a tratti tambureggiante e governato soprattutto nella prima frazione. Protagonista indiscusso, nonché fulcro di ogni azione offensiva, l’argentino Paulo Dybala.

Il “talentino” sudamericano smista palloni sulle fasce per poi riposizionarsi al centro, attendendo lo scarico successivo sui suoi piedi, propedeutico ad un’eventuale conclusione a rete. Questo, insomma, il repeat innescato spesso dalle manovre architettate da mister Allegri. Purtroppo, però, in tutte le occasioni sarebbe servita maggiore fortuna. Sia perché l’estremo difensore locale era in stato di grazia; e, in secondo luogo, se solo le dea bendata fosse stata magnanima, forse quella traversa non avrebbe tremato. Ma tant’è.

Un centrocampo roccioso e arcigno, composto sulla linea mediana da Marchisio e Sturaro, ha placato notevolmente le geometrie fantosiose di Banega. D’altronde, la marcatura del “Re Leone” deriva dalla sua bravura nel colpire di testa e non mediante azione corale. Buffon e compagni, invece, arrivavano in porta grazie ai passaggi, agli schemi: taglio lungo verso l’ala che rimette in mezzo per il centravanti Morata, con quest’ultimo capace di “mangiarsi” due gol a colpo sicuro. Peccato davvero, se tali circostanze avessero avuto la giusta finalizzazione, adesso staremmo parlando di un’altra partita.

Paolo Panico