È la Juve di Dybala: il "nuovo Carlitos", diventato ormai indispensabile

È la Juve di Dybala: il “nuovo Carlitos”, diventato ormai indispensabile


Che poi, non è mica una bestemmia: si può ben dire che Paulo Dybala sia un gran giocatore. Il più grande, forse, di questa Juventus. E non ce ne voglia Pogba, che di talento da vendere ne ha in quantità industriale. Ma Paulo, questo Paulo, proprio fa impazzire: coi colpi, coi guizzi, col talento cristallino volto a sposarsi quotidianamente con il lavoro e la disciplina. Quindi, pure con un carisma già pronto a figliare vittorie. E con una fame che non ha eguali: perché alimentata dai sogni di gloria, del ragazzino e dell’uomo. Partì con una valigia di speranze dall’Instituto de Cordoba, oggi la Joya è arrivato a premere il tasto “muto” sul telecomando che regola l’Olimpico di Roma. E l’ha fatto con la maglia della Juventus, e col numero che fu di Zizou Zidane ed Andrea Pirlo.

IL RE – Uno stop, un mezzo passo ed un sinistro scaricato con forza e precisione verso l’angolino alla sinistra di Federico Marchetti. Che si butta, forse anche in ritardo: ma non può nulla. È il gesto di un genio del futbol che vale il settimo sigillo in campionato. È invece il raddoppio per la Juventus: è che pure prima, il “picciriddu”, c’aveva messo lo zampino. Pardon: il sinistro. Come sempre beffardo ed intelligente. E come sempre sfruttando la catena mancina, con il solito Alex Sandro incontenibile ed un Asamoah ritrovato medianaccio come ai vecchi tempi dell’Udinese. Lui, Dybala, fa da tramite ultimo per caricare la legna in vista dell’inverno e del freddo che comporta la remuntada: ma lo fa segnando, giocando, stupendo. E se c’è la possibilità, pure lavorando di sponda per i compagni. Perché non è un vero centravanti, tantomeno una seconda punta. È “solo” l’elemento cardine di tutto l’apparato tattico di Allegri: il ruolo è semplicemente quello di non avere ruoli. E allora può svariare, farsi dare palla. Dunque, andare in profondità o venire verso il portatore. Ad libitum, ma mai esagerando.

DA CARLITOS – Una scheggia pazza, non impazzita. Tra Torino e Buenos Aires ci sono undicimila chilometri di distanza: stasera però il richiamo del passato è così forte che le lunghezze si assottigliano. In campionato e sul verde di Roma, s’intende. La provocazione? Vien da sé: dire che Paulo Dybala sia il nuovo Carlos Tevez della Juventus, non è sbagliato. E non lo è per almeno tre motivi: dal talento alla leadership, passando soprattutto per i numeri.
Mai un pallone sprecato, mai un colpo fine a se stesso. E poi quei gol già confezionati per essere rivenduti alla storia del calcio. Un concentrato di purezza, questo ragazzino venuto da Palermo. Che va oltre alle calde statistiche e sfonda il muro logistico di una partita: per un Apache allora in grado di contare su Arturo Vidal ed Andrea Pirlo in fase d’impostazione, la virtù di Dybala s’amplifica nel suo reinventarsi da trequartista atipico col vizio di decidere le proprie sorti. In un centrocampo di tanta copertura e poca qualità, Paulo diventa infatti il regista offensivo ed il primo portatore di pressing sugli avversari. Come se il reparto di mezzo fosse stato spostato un po’ più avanti, e ci fosse proprio l’argentino a dettare tempi e giocate. E ad incrementare numeri già straordinari: alla prima in bianconero ha ormai raggiunto il primo Tevez. Sette reti e tre assist per entrambi, con duecento minuti in più nelle gambe del vecchio diez ed una media-gol largamente a favore dell’ultimo arrivato. Pure meglio, di Carlitos. Ecco.

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DA ADESSO IN POI – Eppure la grandiosità del ‘personaggio’ è in una dote banalmente attribuibile ai grandi campioni: con la palla tra i piedi, la scelta è sempre quella giusta. Che sia un passaggio, che sia un filtrante, che sia un sinistro scagliato a distanza siderale. Tutto ciò che tocca Dybala diventa oro. E tutto l’oro speso, vale questo Dybala. Bravo, forte, caparbio. Ma soprattutto leader qualitativo di una squadra che sembrava in crisi d’identità appena un mese fa. Ma che è stata brava a scavare, a trovare la sua Joya. Quindi a sgrezzarlo e a farne la luce di una nuova annata. Partita a fari spenti, ora alla quinta perla consecutiva in campionato. Quanti miracoli sa fare, un vero gioiello.

Cristiano Corbo

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