Mario Mandzukic e i gol preziosi: pochi ma buoni. Evoluzione del centravanti bianconero

Mario Mandzukic e i gol preziosi: pochi ma buoni. Evoluzione del centravanti bianconero


Mario Mandzukic è arrivato alla Juventus nell’anno del cambiamento, nel momento in cui il ciclo si era concluso con tante vittorie ed un secondo posto in Champions League. Il croato, al pari degli altri nuovi bianconeri, si è cimentato nell’avventura juventina che aveva delle basi forti per essere una favola ma anche tante insidie per poter diventare un incubo. La stagione in corso ha visto l’approdare a Torino di giovani forti e promettenti ma di certo non campioni affermati: Dybala, Zaza, Rugani e Neto su tutti. Tra gli altri si distinguono Khedira e lo stesso Mandzukic, uomini di carattere e solidità che ben presto hanno sposato la causa della Juventus.

IL CORAGGIOSO – Per le ragioni sopracitate, Mandzukic ha mostrato coraggio e forza nel voler lasciare un campionato come la Liga ed entrare in club vincente in cui c’è concorrenza e l’imperativo netto di non fallire. Tutto ciò contornato dal fatto che il campionato di appartenenza sia la Serie A, da sempre il più minuzioso e difficile da interpretare in quanto a tattica e schemi. A Mario non ha fatto una piega, ha lasciato Madrid – sponda Atletico – sapendo di poter rispondere con i gol al cartellino pagato per lui. L’investimento è stato importante: ben 18 milioni, tanti se messi nel contesto della campagna acquisti del mercato estivo. La mentalità è quella di un vincente, proprio la stessa che si porta dietro un duro a cui non fa paura nulla, che lotta e che con le spalle forti  regge il peso del reparto e si difende dagli urti delle sportellate uscendone inesorabilmente da unico vincitore. Nel tremendo avvio di stagione che ha visto una Juventus impacciata e senza identità, lo stesso croato non ha potuto fare molto in termini di prestazioni perchè sorretto poco e male da una squadra con poche idee e il medesimo equilibrio. La crescita del gruppo ha incluso di diritto le performance di Manduzkic, difatti rendendolo l’uomo partita e l’uomo chiave nei diversi incontri vinti e disputati nel corso delle settimane.

I GOL PESANTI – Non se ne contano tantissimi ma sono tutti di ottima fattura, realizzati sfruttando al massimo le caratteristiche del campione. Il primo sigillo è avvenuto nella Supercoppa Italiana contro la Lazio: difensore tenuto distante col fisico, stacco imponente e rete all’angolino. Il raddoppio di Dybala è partito da una sua incursione sulla fascia dove ha fatto sentire la sua imponenza a un avversario che non ha potuto nemmeno aggrapparsi alla maglia. Il secondo gol è spettacolare: contro il Manchester City in trasferta si avventò sul pallone in scivolata e lo mise di piatto in estensione a fil di palo, lasciando anche in questo caso il difensore ad un metro. Poi il digiuno e la fase critica dei bianconeri terminata in quel di Empoli quando l’eterno Mario riaprì i giochi in spaccata con un gol di rapina. La fiducia del gruppo e dell’ambiente ha giocato dalla sua parte, quindi impossibile non far bene contro il City allo Juventus Stadium. Risultato? Prova eccellente per intelligenza tattica e astuzia, in aggiunta la rete decisiva dell’1-0 simile a quella dell’andata. A termine del breve excurcus sarebbe deleterio non includere la firma di Mandzukic sulla vittoria del Barbera: ecco, nell’occasione del gol si può vedere chi è “SuperMario“: centravanti “operaio” dai movimenti decisi che attacca la porta, sovrasta il difensore e mette con ira funesta una frustata di testa alla spalle del portiere.

Non sarà un quadro di Monet, di certo non è l’uomo da ammirare per le giocate di fino ma è maledettamente concreto. L’attaccante grezzo ma cattivo ed efficace quando serve, scaltro e pronto quando c’è da sbloccare la partita. Signori ecco Mario Mandzukic, l’uomo rude e caparbio: dannatamente convinto di voler entrare nella storia della Juventus.

Simone Di Sano

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