Alvaro, l'ultimo step da raggiungere si chiama maturità mentale

Alvaro, l’ultimo step da raggiungere si chiama maturità mentale


Il talento straripa da ogni poro, ce n’è veramente in abbondanza nei piedi di Alvaro Morata. Sono ancora impressi nella mente alcuni gol e giocate della passata stagione, in particolare quel filotto in Champions tra Dortmund, Madrid e quella finale a Berlino contro i marziani. Ma dove può e soprattutto deve migliorare il Morata bianconero per diventare un top player di livello mondiale?

EGOISMO – Se i gol e i numeri non mancano di certo, a volte quello che sembra essere insufficiente è l’atteggiamento in determinati momenti di una partita. La questione dei calzini a Moenchengladbach è ancora viva negli occhi di Allegri, così come l’egoismo strabordante mostrato nella mezz’ora contro il City: due chiarissime occasioni create proprio da lui ma sciupate clamorosamente. Dybala ancora reclama quella palla in mezzo all’area. Ecco quindi dove Morata deve migliorare, nella testa e nell’atteggiamento, assumendo quell’umiltà che può solo che far bene alla squadra. Cedere una parte di sé per qualcosa di più grande, in questo caso la Juventus.

MATURITÀ MENTALE – E le parole di Allegri in conferenza stampa sono state un monito importante: “Ci sono momenti in cui si fa meglio, altri peggio. Morata ha patito un infortunio, ora sta facendo delle buone cose. Ha tante e grandi capacità, ma magari Mandzukic ci garantisce delle cose all’interno della squadra di cui il gruppo può beneficiare”. Un richiamo bello e buono, Mario e non Alvaro per ora. Il tempo comunque è decisamente dalla sua, a 23 anni ha un’intera carriera davanti. Certo che sedersi in panchina per la terza consecutiva sarebbe un peccato. L’ultimo step per Morata dunque si chiama maturità mentale, che Allegri si augura possa raggiungere al più presto.

Oscar Toson

 

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