Derby d'Italia, è quasi da dentro o fuori. E la Juve è ancora favorita

Derby d’Italia, è quasi da dentro o fuori. E la Juve è ancora favorita


Dieci punti di distacco dalla Fiorentina capolista, otto dall’avversaria di giornata, sei da quella che, a detta di tutti, è la rivale più accreditata ed attrezzata per la lotta al Tricolore e, per non farsi mancare proprio nulla, anche cinque di ritardo dai cugini granata.

La parte alta della classifica di campionato piange l’assenza della Juventus che per storia, blasone e palmarès è invece abituata a veleggiare laddove le posizioni sono di rilievo e valgono sempre qualcosa; dal trionfo Scudetto al consolatorio – più o meno – accesso in Europa League, per intenderci. Ma ora, a che punto è giunta la comitiva di Allegri?

VINCERE PER RIPARTIRE – Poche storie, c’è da vincere proprio come prima della pausa contro il Bologna. Praticamente un imperativo per la Signora. Le ragioni sono molteplici, ma si fanno largo con prepotenza le seguenti: battere l’Inter per ridurre il distacco dalla stessa squadra nerazzurra a cinque lunghezze, ma soprattutto lanciare un segnale di ripresa importante, duro da accettare per chi sin’ora ha sghignazzato vendendo i bianconeri impantanarsi contro il Chievo Verona, il Frosinone, o addirittura perdere contro l’Udinese alla prima. Del resto siamo sull’orlo dell’ottava giornata, che non è certo la numero venticinque, ma lasciare scappare gli altri adesso potrebbe diventare più che pericoloso: quasi un passo falso irrimediabile.

L’inizio del campionato ha portato risultati che hanno fatto male al popolo juventino, ma che altresi hanno permesso di regalare licenza di sogno agli ambienti rivali per un possibile campionato equilibrato e che magari, si potrebbe addirittura vincere e non solo limitarsi a contendere. Gli estremisti della grigia situazione bianconera ad ogni modo non mancano: Juventus addirittura inerme secondo il parere di alcuni e oramai allo sbando, divenuta il ricordo di quello che fu sino a pochi mesi fa. Ebbene, adesso testa bassa e pedalare, ci sarà tempo e modo, eventualmente, di tirare le somme anche ricordando tali bestemmie. Ora l’importante è pensare soltanto all’Inter, mettere piede al Meazza e giocare da Juve, col sangue agli occhi e con la voglia di far capire che gli scivoloni sono terminati, perchè adesso c’è solo voglia di tornare a dettare legge. Come da quattro anni a questa parte.

SOLIDITA’, GRINTA, CATTIVERIA – Allegri lo spera, i giocatori lo desiderano. Quando si tratta di spegnere i fuochi dell’entusiasmo altrui per i capitomboli bianconeri, del resto, gente come Bonucci, Chiellini, Marchisio e Buffon mettono a disposizione della causa la grinta e la ferocia degli uomini, prima ancora della loro tecnica e del loro meglio di calciatori. C’è una Juve da trascinare, da spingere al recupero dei posti che le competono, sino ad arrivare alla prima griglia. Diciamo che le prove libere hanno messo in mostra un motore in rodaggio, fra nuovi interpreti ed illustri assenti. Ma adesso c’è da portare tre punti a casa e, contemporaneamente, smorzare non poco gli entusiasmi, comprensibili dato il secondo posto e la possibilità di allungare ulteriormente sui campioni d’Italia, della banda di Mancini.

Non servirà una Juve attendista e nemmeno una tattica basata sulle ripartenze. Con tutto il rispetto che ci vuole per un’avversaria da 16 punti, che vale l’attuale secondo posto, e che in campo schiera un vero e proprio assassino di colori bianconeri come Icardi, tutto ciò non può essere concepibile. E’ l’ora di affidarsi alla solidità di un gruppo quattro volte campione d’Italia e finalista di Champions, è il momento di tornare ad avvalersi dell’intelligenza tattica superiore del principino Marchisio, di dimostrarsi ancora una volta granitici nelle retrovie, e devastanti lì davanti, dove Morata e Dybala sono in grado di fare la differenza. La risalita bianconera deve necessariamente ripartire da qui, non c’è occasione migliore.

Rocco Crea (@Rocco_Crea)

 

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