Calciomercato, Serie A di nuovo al top: solo in Premier si è speso di più. Ma ecco come

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Può essere vista come l’estate del rilancio per il calcio italiano, almeno per quanto riguarda il calciomercato. Dopo anni di vacche magre, infatti, le società di Serie A hanno finalmente iniziato di nuovo a spendere: 576 milioni di euro spesi, a fronte dei 494 incassati, per un passivo di 82 milioni. Il risultato? Un campionato molto più equilibrato, come non ne vedevamo da diverso tempo.

Ma tutto ha un costo, anche molto salato. Può il “sistema Italia” sostenere questi costi? Basti pensare che il campionato più ricco del mondo, la Premier League – unico torneo dove si è speso di più rispetto all’Italia -, che ha fatto registrare un passivo tra entrate (561,2 milioni) e uscite (1,04 miliardi) di 481 milioni, sembra destinato, a lungo andare, a un ridimensionamento dei conti.

E, allora, come hanno fatto i club italiani a spendere così tanto? Semplicemente, tramite formule creative e rateizzazioni dei pagamenti: l’ormai noto prestito con obbligo di riscatto, infatti, serve a spalmare il pagamento su più anni, in modo da non gravare troppo sui bilanci.

La Juventus, la società che ha speso di più in sede di mercato, ha visto uscire effettivamente dalle proprie casse “solo” 38,9 milioni, a fronte dei 107,6 che dovrà pagare in futuro. Ad esempio, i 32 milioni dovuti al Palermo per il cartellino di Paulo Dybala saranno pagati in quattro esercizi.

L’Inter, altra “spendacciona”, ha speso per ora 32,95 milioni, ma si è impegnata per altri 92,8. Discorso analogo per la Roma, che ha scucito al momento 19 milioni, anche se in futuro ne dovrà versare altri 50. Un quadro non esattamente entusiasmente, ma senza dubbio ai dirigenti italiani non manca la fantasia.

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