Juventus e Spalletti sotto esame dopo il ko con il Sassuolo. I bonus del tecnico toscano sono finiti, la società pretende una svolta immediata nel modo di giocare e nell’atteggiamento dei giocatori. Intanto la piazza sogna Conte.
Spalletti: i conti sono in rosso, ma non è ancora a rischio
La sconfitta a Reggio Emilia ha tolto ogni margine di tolleranza al tecnico. Come rivela la Gazzetta dello Sport, l’amministratore delegato Giovanni Carnevali ha parlato chiaro:
“Non è nel mio spirito cambiare tecnico… ma la sconfitta di Reggio Emilia sia di insegnamento”.
La frase contiene un avvertimento netto. Spalletti non è ancora sulla graticola, ma la strada è stretta e il tempo per invertire la rotta è poco.
La media punti del tecnico da novembre a oggi è bassa, inferiore a quella di colleghi come Chivu, Fabregas e Gasperini. Eppure alla Continassa nessuno parla di esonero imminente. Il calcolo è diverso: se Spalletti non cancella la confusione tattica e l’atteggiamento passivo in tempi rapidi, allora il rischio diventa concreto. Una stagione appena iniziata non può ridursi a una rincorsa verso il nulla.
Bremer, Kalulu e Lucumi: gli errori dei fedelissimi
Quello che ha infastidito Spalletti non è solo l’assenza dei giocatori infortunati. È il comportamento di chi era in campo. Bremer ha giocato male nella prima partita con la fascia, Kalulu si muove con due marce in meno rispetto alla stagione scorsa, Lucumi – preso proprio per le ripartenze palla al piede – ha faticato tanto da finire in panchina già all’intervallo. In mezzo il campo ha offerto una regia prevedibile, sulle fasce solo Zhegrova ha mantenuto lucidità quando la partita era già compromessa.
Kolo Muani non dà segnali, Woltemade li dà ma nella direzione sbagliata. Sono investimenti pesanti – 100 milioni di euro complessivi – che non hanno ancora giustificato il loro costo. L’infermeria è un peso, certo, ma non spiega come Adzic si sia trovato una prateria davanti al 94′ minuto per segnare il gol della sconfitta.
Conte osserva da lontano, la piazza bianconera sogna il ritorno
Nel silenzio della Continassa cresce il partito di chi invoca Antonio Conte. L’ex ct azzurro è libero, vive in città, rimane sintonizzato sul calcio. Ha pensato brevemente alla Nazionale, ma per la Juventus farebbe un’eccezione se le condizioni si concretizzassero. Non è ancora un’alternativa ufficiale, ma il suo nome circola con insistenza sempre maggiore ogni volta che Spalletti sbaglia.
Il calendario spietato: Nijmegen, poi Atalanta di Sarri
Spalletti avrà due occasioni per dimostrare che la caduta a Sassuolo è un incidente e non un sintomo. Giovedì arriva il Nec Nijmegen all’Allianz Stadium in Europa League, poi subito l’Atalanta di Maurizio Gasperini come test probante. Se la Juventus vince entrambe, il discorso cambia. Se perde di nuovo, l’esame per Spalletti diventa stringente e il partito pro Conte esplode.
Carnevali non ama cambiare allenatore, ma la legge del calcio è una sola: i risultati e l’atteggiamento. Entusiasmo e coraggio, per ora, non si sono visti. La Juventus deve ritrovare il modo di rischiare la giocata complicata, di giocare con verticalità e aggressività. Spalletti ha rinnovato fino al giugno 2028, ma quel contratto significa poco se la squadra continua a scivolare. I cinque punti di distacco dalla vetta dopo tre settimane di campionato non sono ancora un abisso, ma ogni sconfitta lo allarga. Il momento per Spalletti è adesso: con Nijmegen e Atalanta la Juventus giocherà due partite che peseranno il doppio di qualsiasi altra gara in questa fase della stagione.
