Vlahovic esulta durante una partita con la maglia della Juventus
Il futuro della Juventus passa dal mercato estivo, e il dibattito su chi debba guidare l’attacco bianconero nella prossima stagione è già acceso. Tra i nomi che circolano con insistenza c’è quello di Robert Lewandowski, ma non tutti sono convinti che sia la strada giusta. Fabrizio Ravanelli, ex attaccante bianconero, ha detto la sua senza giri di parole.
Ravanelli tuona: “Basta acquisti sbagliati, largo ai giovani”
Intervistato da Tuttosport, Ravanelli ha tracciato quello che secondo lui dovrebbe essere il percorso della Juventus per tornare grande. Il concetto di base è semplice: basta con gli acquisti di facciata, meglio puntare su chi ha fame e prospettiva.
Sul nome di Lewandowski, che pure ha scritto pagine importanti nel calcio europeo, l’ex bianconero è stato secco: la Juventus non ha bisogno di calciatori che si avvicinano ai quarant’anni, per quanto vincenti. Quello che serve, secondo Ravanelli, è ripartire dai giovani:
“La Juve non deve andare a prendere giocatori di 38 o 40 anni, ma ripartire dai giovani, pronti a dare tutto per questa maglia e ad aprire un nuovo ciclo vincente. Serve programmazione”
Robert Lewandowski, attaccante del Barcellona
Il consiglio a Vlahovic e Bremer: “Che errore lasciare la Juve”
Il discorso si è poi spostato su Dusan Vlahovic e Gleison Bremer, che da mesi sono al centro di voci di mercato. Ravanelli non ha usato mezzi termini nemmeno qui, e ha tirato in ballo la propria carriera per spiegare quanto sia sbagliato lasciare la Juventus quando la situazione si fa complicata:
“Stare alla Juventus è un privilegio, anche se spesso chi ci è dentro non se ne rende conto. Andarmene è stato uno dei più grandi errori della mia carriera. A giocatori come loro consiglio di restare“
Orgogliosamente flegrea, porto nel giornalismo la tenacia tipica delle mie radici di Pozzuoli. Lavoro dal 2018 per il network Nuovevoci, occupandomi di sport e comunicazione a 360 gradi. Dopo aver approfondito la mia formazione con due Master, tra cui quello alla Cattolica di Milano, ho scelto di applicare il rigore dell'analisi sportiva al racconto della Juventus. Scrivere delle grandi realtà del calcio nazionale è per me la naturale evoluzione di un percorso nato per amore di questo sport.