La Juventus negli ultimi anni ha lanciato moltissimi campioncini nel mondo dei professionisti. Anche prima della nascita della seconda squadra, la Vecchia Signora aveva abituato il pubblico a diverse operazioni riguardanti giovani talenti, lanciati in prima squadra come esordienti oppure ceduti a buon prezzo ad altre società del campionato italiano. Con la creazione della Next Gen il discorso si è fatto ulteriormente importante: diversi calciatori hanno avuto la possibilità di misurarsi in Serie C per poi compiere il vero grande salto. Tra i giovanissimi con un passato tra le giovanili bianconere spunta anche Michael Kayode, oggi in Premier League, il quale non rimpiange però di non aver sfondato con la maglia della Juve.
Kayode non ha rimpianti: “L’addio alla Juve? Una svolta”
Michael Kayode sta vivendo una grande stagione in Premier League con la maglia del Brentford. Il classe 2004, trasferitosi Oltremanica dalla Fiorentina, è uno dei punti fermi della propria squadra ed è uno degli osservati speciali in ottica Nazionale.
Kayode vanta anche un passato tra le fila della Juventus, presso cui ha fatto parte del proprio percorso pre-professionistico. Dopo aver passato 7 anni in bianconero, per il calciatore è arrivata la chance di trasferirsi al Gozzano in Serie D: scelta che, stando alle parole del diretto interessato nel corso di un’intervista a ChiamarsiBomber.com, si è rivelata giusta. Questo un estratto delle sue dichiarazioni.
“Ho giocato 7 anni nella Juve e sono stati anni indimenticabili. A 14 anni sono andato in prestito al Gozzano, dopodiché la Juve non mi ha più rivoluto e sono rimasto lì. Se rimpiango di non essere rimasto? Per come è andata no. Sembra folle, ma il fatto che la Juve mi abbia scartato è stata una svolta perché mi ha dato la forza per arrivare a questi livelli. Il Gozzano mi ha dato la possibilità di giocare titolare a 16 anni contro gente più grande ed esperta di me”.
La possibilità di misurarsi in Serie D contro avversari già formati ed esperienti ha sicuramente forgiato il Kayode che conosciamo oggi: questa la motivazione dietro l’assenza di rimpianti per la fine del rapporto lavorativo con la Juventus.
