Luciano Spalletti dispone finalmente di una rosa completa alla Juventus. L’infermeria vuota e le poche squalifiche aprono scenari tattici inediti rispetto alle ultime due stagioni, con soluzioni modulari che cambiano il volto della squadra.
La difesa e il centrocampo: certezze e adattamenti
Tra i pali Mattia Perin rimane la scelta primaria. In difesa la linea a tre con Pierre Kalulu, Bremer e Lloyd Kelly rappresenta il fondamento da cui partire. A centrocampo Manuel Locatelli e Khéphren Thuram formano una coppia già consolidata, mentre McKennie agisce come fulcro tattico della flessibilità bianconera.
Lo statunitense Weston McKennie incarna la vera rivoluzione modulare. Può giocare esterno nel 4-2-3-1 oppure trequartista nel 3-4-2-1, consentendo a Spalletti di cambiare sistema senza stravolgere gli interpreti. Questa duttilità elimina i compromessi tattici che hanno caratterizzato la gestione precedente.
L’attacco: da Vlahovic a Milik, il ritorno alla varietà
Sulla trequarti Kenan Yıldız è intoccabile a sinistra, Francisco Conceição agisce a destra. La vera novità riguarda il reparto offensivo: Arkadiusz Milik finalmente recuperato rappresenta l’arma che mancava. Spalletti aveva sofferto l’assenza di un centravanti fisico, adattando spesso Jeremie Boga in ruoli non naturali. Milik in panchina scalpita per tornare determinante, aumentando il peso offensivo a gara in corso.
Vlahovic torna disponibile come punta centrale, trasformando la Juventus da squadra costretta agli adattamenti a formazione con vere alternative. Non è una questione di semplice abbondanza numerica: è la possibilità concreta di variare l’approccio tattico durante le novanta minuti senza sacrificare qualità.
