LE PAGELLE | Fiorentina-Juventus 1-1: Morata salva il risultato, disastro Ramsey

LE PAGELLE | Fiorentina-Juventus 1-1: Morata salva il risultato, disastro Ramsey

Morata salva il risultato ma non copre i problemi della Juventus. Ennesimi punti buttati: quest’anno le criticità della squadra vanno ricercate nell’atteggiamento, generalmente troppo “generoso”, con le squadre di medio-bassa classifica.

Szczesny 5: poco reattivo in alcune occasioni: questa mancanza di lucidità può essere fatale in alcune situazioni.

De Ligt 5.5: oggi non è l’MVP in difesa. Soffre la qualità di un intramontabile Ribery ed è meno attento del solito nei rinvii e nelle marcature.

Bonucci 5.5: si sostituisce ad un centrocampo veramente povero di idee e quantità, ma dietro lascia passare qualcosa di troppo. È il sacrificato ideale per stravolgere l’assetto tattico della squadra all’intervallo (dal 46′ Kulusevski 5.5: avrebbe dovuto rompere gli equilibri, invece si limita, come spesso accade, a pochi gesti essenziali).

Chiellini 6: ruvido ed efficace: nel terzetto (poi diventato duo) di difensori centrali è quello che ne esce più pulito.

Cuadrado 6.5: come sempre, le occasioni pericolose vengono dai suoi piedi. Cresce nel corso di tutta la partita e nel secondo tempo offre anche lo spunto che porta al gol di Morata. Il colombiano è l’incubo peggiore di Igor, prima, e Biraghi, poi: peccato non basti a dare alla Juventus la gioia di una vittoria necessaria.

Ramsey 4.5: la foto della sua partita è il gol sbagliato a tu-per-tu con Dragowski nel primo tempo. Dovrebbe essere quello che fluidifica il gioco, ma piuttosto oggi è quello che uccide il ritmo. Prestazione eufemisticamente molto rivedibile (dal 69′ McKennie 5.5: al netto di alcuni piccoli problemi fisici, non è chiaro il motivo per il quale non venga scelto come titolare fisso. In questo modo l’americano può solo perdere la continuità).

Bentancur 5.5: è uno dei problemi che incatena il centrocampo della Juventus al suo status quo attuale. Un paio di belle iniziative e poco altro: non basta, il salto di qualità non è ancora arrivato, e a questo punto difficilmente arriverà.

Rabiot 6: in questo momento è il più continuo tra i centrocampisti della Juventus, e questo la dice lunga sulla situazione attuale dell’organico della squadra. In ogni caso, recupera e spinge, difende e innesca: se Ramsey avesse giocato anche solo con la metà dello spirito del francese, forse si starebbe parlando di altro.

Alex Sandro 6: piccolo passo indietro rispetto alla grande prestazione offerta contro il Parma, ma è inevitabile. Qualche cross velenoso che però non trova la collaborazione degli attaccanti e delle mezze ali.

Dybala 6: fino a quando è in campo è l’unico che prova a dare qualche input concreto alla manovra. Dai suoi piedi arriva l’azione più pericolosa della Juve nel primo tempo, clamorosamente sprecata da Ramsey. Esce per lasciare il posto a Morata, scelta rivedibile ma che ha reso la giornata meno disastrosa (dal 46′ Morata 7: un gol che serviva, forse più a lui che alla squadra. Le sue qualità sono sempre state fuori discussione, ma ciò che è mancato, anche nella sua prima esperienza alla Juve, è stata la continuità. Salva la giornata, ma non cancella i problemi di una squadra confusa).

Ronaldo 5: sta iniziando a diventare una preoccupante abitudine quella di essere l’uomo in meno di questa squadra. Peccato, ma è anche vero che Pirlo non poteva aspettarsi di affidare per tutta la stagione le sorti della squadra al numero 7.

All. Pirlo 5: oggi è mancato il centrocampo, e uno come lui, maestro nel ruolo quando calpestava i campi da gioco, non può non averlo notato. Gli interpreti saranno anche poco funzionali al gioco che ha intenzione di offrire, ma in questa partita sono mancate idee e coesione. E questi sono “dettagli” che cura l’allenatore.

Orgogliosamente flegrea, porto nel giornalismo la tenacia tipica delle mie radici di Pozzuoli. Lavoro dal 2018 per il network Nuovevoci, occupandomi di sport e comunicazione a 360 gradi. Dopo aver approfondito la mia formazione con due Master, tra cui quello alla Cattolica di Milano, ho scelto di applicare il rigore dell'analisi sportiva al racconto della Juventus. Scrivere delle grandi realtà del calcio nazionale è per me la naturale evoluzione di un percorso nato per amore di questo sport.

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