Ricordiamoglielo al mondo chi eravamo e che potremmo ritornare

Massimiliano Allegri
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Se ci si aspetta un editoriale fatto di attacchi ad Andrea Pirlo e di motivi per i quali la Juventus dovrebbe affidarsi a un qualsiasi altro allenatore, allora conviene fermarsi qui nella lettura.

Già, perché sarà la società bianconera che, a fine stagione, si troverà di fronte a un bivio, davanti al quale dovrà scegliere se proseguire nel progetto avviato lo scorso agosto o se cambiare nuovamente strada.

E a proposito di strade, “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova”. Ecco, ma se la via nuova non fosse, in realtà, poi così nuova? Se quella via tu la conoscessi già e in passato ti fossi trovato molto bene nel percorrerla?

Torniamo, dunque, al punto di partenza: se ci si aspetta un editoriale nel corso del quale verranno elencati i motivi per cui un eventuale ritorno di Allegri non sarebbe affatto deleterio per la Vecchia Signora, allora potete proseguire.

L’uomo giusto per rifondare

“Quasi trent’anni per amarci proprio troppo, la vita senza avvisare poi ci piovve addosso”.

Quasi trent’anni d’amore, come quelli che Antonio Conte (da giocatore prima e da allenatore poi) ha vissuto con la Vecchia Signora, prima di separarsi bruscamente in quel caldo pomeriggio del 15 luglio 2014.

Ve lo ricordate quel giorno? I timori, le paure, la sensazione di aver messo fine a un “mini ciclo” fatto di tre Scudetti consecutivi. Poi quell’annuncio, ventiquattro ore dopo: Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore della Juventus.

Le uova al pullman, quel “noi Allegri non lo vogliamo” intonato a Vinovo, quella convinzione radicata in gran parte della tifoseria bianconera che si dovesse rifondare e che da quelle macerie il club ne sarebbe uscito con le ossa rotte.

Poi la realtà: un mister che si adatta subito all’ambiente, che entra in punta di piedi senza stravolgere, almeno inizialmente, il lavoro del suo predecessore, un uomo che sa farsi amare per le sue doti dentro e fuori dal campo. Insomma, una sorpresa, per tutti. Max Allegri non è più il personaggio un po’ burbero e “lamentoso” visto negli anni in rossonero, Max Allegri è un allenatore da Juve.

Ora, è fuori discussione che il momento sia differente, e che la Juventus di quegli anni fosse molto diversa rispetto a quella attuale. Ma se pensate al bivio più pericoloso di questi decennio, se pensate all’istante che, più di tutti, vi ha fatto temere di poter rivedere i bianconeri fuori dal calcio che conta, non vi viene proprio in mente quel benedetto (o maledetto, a seconda delle prospettive) 15 luglio 2014?

Insomma, all’epoca squadra diversa (probabilmente più forte), ma responsabilità decisamente maggiori. Fare meglio di Antonio Conte, anche per ciò che il tecnico salentino rappresenta (o rappresentava) nell’immaginario collettivo bianconero, non era facile.

Fare meglio della Juve vista in queste ultime due stagioni, invece, rappresenterebbe un’impresa decisamente meno complicata.

Lo status di big europea

“Tanto lo so che con nessuno avrai più riso e pianto come con me, e lo so io ma anche te”

Se con Antonio Conte la Juventus ha riconquistato il dominio in Italia dopo anni di “regno milanese”, è fuori discussione che lo status di big europea sia stato riacquisito solo con l’avvento di Massimiliano Allegri.

8 marzo 2019: “La Champions? Quando sono arrivato c’era gente che aveva paura di giocare con il Malmoe”.

Così parlava l’allora allenatore bianconero poco più di due anni fa, in riferimento alla possibilità di riportare o meno la coppa dalle grandi orecchie a Torino. Una visione non poi così tanto distante dalla realtà.

Perché in meno di un anno, sotto la guida del tecnico toscano, la Juventus è passata dal non qualificarsi in un girone con Real Madrid, Galatasaray e Copenaghen al raggiungimento della finale di Champions League, poi persa contro uno dei Barcellona più forti degli ultimi vent’anni. E tutto questo con un budget nemmeno troppo superiore rispetto al suo predecessore (insomma, vicino ai 10 euro… euro più, euro meno).

Un’impresa? Un semplice colpo di fortuna? Macché. La Vecchia Signora arriva in finale di Champions League anche nel 2017 e, più in generale, dimostra di poter stare sempre nell’élite del calcio, senza alcun timore reverenziale.

Ma che fine ha fatto quello status da big europea da due anni a questa parte? Cosa si è inceppato nel meccanismo di crescita bianconero? Cosa ha portato la Juventus a un livello tale da non riuscire più a sedersi al tavolo dei grandi?

Ok, se la Juventus riuscirà a concludere il campionato tra le prime quattro, forse il prossimo anno non avrà paura del Malmoe… ma nel frattempo è tornata ad aver paura di Lione e Porto.

La comunicazione

“Passo la vita sperando mi capiscano, amici, amori affini prima che finiscano”

Capirsi e farsi capire: dai giocatori, dagli addetti ai lavori, dalla stampa. Forse questo è uno dei compiti più ardui di un allenatore, specie in un club come la Juventus, dove la corretta comunicazione rappresenta un qualcosa che non deve mai venire a mancare.

Eppure, anche qui, qualcosa sembra essersi inceppato.

Maurizio Sarri, sotto questo aspetto, ha rappresentato una sorta di inversione di tendenza, un esperimento finito male: la comunicazione messa in secondo piano per prediligere altri aspetti, che però nell’ambiente bianconero non hanno trovato terreno fertile alla loro esplosione. Se a questo ci aggiungi uno stile non troppo incline all’eleganza sabauda, ti trovi davanti alla cronistoria di un disastro annunciato.

L’aspetto comunicazione, con Andrea Pirlo, va invece visto sotto un’altra luce. Per quanto l’attuale tecnico juventino sia molto più vicino al volere della società bianconera, il suo carattere (e la sua inesperienza) non lo rendono affatto il migliore dei comunicatori.

Ma la domanda da porsi – forse la più importante dal punto di vista dei risultati – è un’altra: quanto una comunicazione poco impattante si riflette sui giocatori e su ciò che vediamo in campo?

Se con l’ex allenatore di Napoli e Chelsea possiamo permetterci di trarre delle conclusioni, non possiamo ancora fare lo stesso con Andrea Pirlo, almeno fino al termine della stagione in corso.

Perché questa Juve deve ancora dimostrare, deve ancora galoppare tanto.

E a proposito di galoppare, “siete intenditori di ippica”?

Vincere è l’unica cosa che conta

Non avete la sensazione che in questi ultimi due anni, nell’ambiente Juve, sia un po’ stato messo da parte il motto Bonipertiano del “Vincere è l’unica cosa che conta”?

Perché da un biennio a questa parte (e anche di più) una fetta di sostenitori bianconeri non si accontenta più di vincere, ma vuole vincere anche giocando bene?

Ma soprattutto: quanti continueranno a sposare questa nuova filosofia quando vedranno l’Inter di Antonio Conte interrompere lo straordinario ciclo di successi della Juventus?

Andrea Pirlo ha vinto (una Supercoppa) e può vincere ancora (una Coppa Italia): a fine anno la dirigenza valuterà se l’ex Campione del Mondo sia già pronto per traguardi importanti, se a partire dalla prossima stagione potrà riportare la Juventus a competere per il tricolore.

Se così non fosse, chi meglio di Massimiliano Allegri rappresenterebbe il pragmatismo vincente dei bianconeri? Max ha voglia di tornare, dopo due anni di inattività. Due lunghi anni in cui è rimasto a guardare, come un leone in gabbia… anzi, nel gabbione.

“Ridigli in faccia al tempo quando passa per favore, e ricordiamoglielo al mondo chi eravamo e che potremmo ritornare”

Simone Nasso