ESCLUSIVA SJ | Simone Padoin: “Ho deciso di smettere per stare vicino alla mia famiglia. Mi piacciono i concetti di gioco di Pirlo, Kulusevski ha l’argento vivo addosso”

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Simone Padoin si è cucito la juventinità addosso col tempo, grazie alla sua straordinaria umiltà è entrato nel cuore di tutti i tifosi bianconeri che ormai lo considerano uno dei giocatori più simbolici degli ultimi anni. “Il Talismano” ha annunciato da pochissimo l’addio al calcio giocato dopo la sua ultima esperienza con la maglia dell’Ascoli in Serie B. Il nostro Michele De Blasis ha contattato telefonicamente Simone Padoin per parlare dell’imminente match tra Juventus e Barcellona e di tanto altro.

Sono tre i pareggi consecutivi della Juventus in campionato, è giusto parlare di squadra in crisi di risultati? Come hai visto i ragazzi di Pirlo in questo inizio di stagione?

“Bisogna partire da un presupposto: la Juventus ha cambiato allenatore. Questo fattore incide molto e aggiungendoci anche che tanti giocatori sono nuovi tutto è più complicato per ora. Andrea Pirlo ha portato tante novità, ha bisogno di tempo per conoscere al meglio i giocatori e per farsi apprezzare dagli stessi. Quando sei alla Juve sei sempre sotto l’occhio del ciclone, vengono analizzati molti aspetti dopo ogni partita e se il risultato non è positivo arrivano subito delle critiche. La classifica di ora è normale che non rispecchi la reale potenza di questa squadra, ma sono convinto che tutti sapranno reagire a questa situazione”

Hai avuto l’onore di giocare con Andrea Pirlo nella Juve, era già un allenatore anche in campo? Cosa pensi dei suoi concetti di gioco? Sarà un grande allenatore?

“I suoi concetti di gioco mi piacciono tantissimo perchè ha un proprio stile ed in base agli avversari fa degli accorgimenti. Si vede che i giocatori giocano per principi e non basandosi sugli schemi, c’è la volontà a fare un possesso palla utile e finalizzato a raggiungere i due attaccanti che si cercano molto. L’idea del Mister è di cominciare l’azione partendo dal basso non cercando per forza l’estetica, facendo uscire gli avversari in pressing e cercando sfruttare le caratteristiche dei giocatori nell’uno contro uno. Un altro aspetto interessante di domenica è stato quello di Bonucci che si muoveva in base a come veniva marcato ed andava a trovare lo spazio libero per essere più determinante. Sono tutti concetti che mi piacciono molto e che comunque sono differenti da ciò che hanno proposto Sarri ed Allegri negli anni precedenti. Andrea Pirlo da giocatore era un leader silenzioso, faceva sentire la sua presenza in campo con la sua personalità: soprattutto nelle partite più difficili pretendeva il pallone anche se era marcato perchè voleva essere un punto di riferimento per tutti”.

Il match con il Barcellona arriva forse nel momento giusto, può essere la partita per sbloccarsi psicologicamente? A proposito di Barcellona tu c’eri nella finale di Berlino, qual è il rimpianto più grande di quella partita?

“Sono convinto anche io della prima considerazione. La Juve ha una grande voglia di dimostrare la squadra che è e la vetrina della Champions League può dare quell’adrenalina in più per lasciarsi tutto alle spalle. Tra tutte le considerazioni che si possono fare, non scordiamoci che in questa Juventus manca Cristiano Ronaldo da alcune partite e quella di domenica è stata la prima vera partita di Dybala: quando ci sono questi tipi di assenze è giusto tenerle in considerazione. A Berlino dopo il pareggio di Morata avevo la sensazione che gli equilibri in campo fossero cambiati. Nel primo tempo il Barcellona ci aveva messo in grande difficoltà, ma noi siamo riusciti a resistere e per buona parte del secondo abbiamo avuto il pallino del gioco in mano. Poi purtroppo gli episodi non ci sono andati a favore, loro sono tornati in vantaggio ed è diventato tutto più difficile. Quella Juventus meritava sicuramente qualcosa in più di quello che dice il risultato finale, c’è anche da dire però che quel Barcellona era davvero fenomenale”.

Uno dei protagonisti di questo inizio stagione è Morata, come ti spieghi il fatto che lontano da Torino abbia trovato difficoltà mentre nella Juventus esprime al meglio le proprie qualità?

“Sicuramente è difficile da spiegare. Ho vissuto due anni con Alvaro (Morata, ndr) e mi ha davvero impressionato, quindi posso solamente parlare di quanto sia un giocatore fantastico. Non so cosa gli sia successo lontano da Torino ed il motivo per cui non ha reso al 100%, ma nella sua prima esperienza alla Juventus ha davvero dimostrato tutte le sue grandi qualità ed ora si sta ricominciando ancora alla grande. Ciò che amo di Alvaro è che è un giocatore totale: ci possono essere delle partite in cui fa meno bene e segna, in altre invece si danna l’anima per la squadra su qualsiasi pallone. Nelle ultime partite mi ha sorpreso non solo perchè ha fatto gol, ma anche perchè è costantemente cercato dai compagni e fa sempre le scelte giuste in qualsiasi situazione: sa quando giocare di prima, quando giocare con più tocchi e quando mandare in porta un compagno. Io lo vedo addirittura migliorato rispetto alla sua prima esperienza alla Juventus, quando giocava con me era un bebè mentre ora è un uomo fatto. Con il Verona aveva fatto un gol pazzesco perchè su un campo bagnato, accarezzare in quel modo il pallone che ti arriva da dietro non è da tutti. Peccato che gli sia stato annullato”.

Uno degli obiettivi della società di questa estate era quello di ringiovanire la rosa, tra i nuovi arrivati chi sarà il perno della Juventus del futuro?

“Ti dico senza dubbio Kulusevski. Non è assolutamente scontato fare una grande stagione a Parma e riconfermarsi con personalità con una maglia pesante come quella della Juventus. Sembra che questo scambio di pressioni e di ambiente non gli stia pesando più di tanto e mi auguro che il suo entusiasmo lo porti lontano. Quando lo vedo giocare è come se avesse l’argento vivo addosso, è sintomo di grande tranquillità e soprattutto di capacità nei propri mezzi. Poi il fatto che Pirlo lo proponga in varie zone del campo dimostra quanto abbia fiducia nei suoi confronti, quando un giocatore è forte può giocare in qualsiasi parte del campo”.

Ti sei svincolato dall’Ascoli al termine della scorsa stagione, qual è il tuo futuro? Hai intenzione di continuare ancora a giocare?

“Ho deciso definitivamente di lasciare il calcio giocato perchè ho bisogno di stare con la mia famiglia. La stagione in corso per me è un’incognita, questo virus sta sconvolgendo le vite di molte persone ed io volevo dedicarmi con molta attenzione alla crescita dei miei figli. In compenso però sto studiando per diventare un allenatore del settore giovanile, ho il patentino UEFA B quindi potrei allenare fino alla Serie D ed i giovani nelle società professionistiche. Un’altra mia ambizione è far parte di uno staff in una grande squadra, ma il mio sogno è di entrare nel mondo del settore giovanile. Ormai la stagione è cominciata, tutti gli staff sono pieni ed in tutta questa incertezza mi tengo allenato aiutando mia moglie che ha aperto una palestra da 5 mesi. Non riesco però stare lontano dal calcio che per me è la cosa più bella che c’è”.

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