Infangare la Juventus è lo sport preferito in Italia: cosa sappiamo del caso Suarez

Infangare la Juventus è lo sport preferito in Italia: cosa sappiamo del caso Suarez

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“Dirigenti della Juventus si attivano per far ottenere il passaporto a Suarez“. “Luis Suarez ha ottenuto la cittadinanza grazie alla Juventus“. “Juventus sempre più coinvolta dalle nuove scoperte“.

Abbiamo passato gli ultimi giorni a leggere titoli del genere su ogni testata, sportiva e non. L’unico comun denominatore che ritroviamo è il nome “Juventus” messo in bella vista e pronto ad essere infangato per attirare i click e l’odio di qualche “ben informato” con la bava alla bocca, felice di immaginarsi una nuova Calciopoli.

Quello che capiamo dal caso Suarez è solo che infangare il nome della Juventus è lo sport preferito in Italia. Il calcio alla fine annoia se non è spettacolare come il gioco di Guardiola, il ciclismo lo si segue poco e male, pallavolo e pallacanestro non vengono trasmessi integralmente sulla tv pubblica. Ci si è inventati quindi qualcosa di più eccitante e redditizio: accusare la Juventus dei mali del mondo.

Se per i problemi di uno Stato si accusano i poteri occulti o qualcosa del genere e se per ogni altro problema si cerca sempre un colpevole più che una soluzione, per quelli sportivi solitamente c’è sempre di mezzo la Juventus.

Cosa sappiamo in realtà del caso Suarez? Qualcosa di semplice e lineare. La Juventus vuole acquistare la punta ma lui deve per forza prendere il passaporto italiano tramite pratiche già avviate da tempo. A fine agosto Cherubini contatta il suo amico Maurizio Oliviero (rettore della Statale di Perugia) per chiedere chi sostiene l’esame e il professore risponde che non è la sua università ma la “Stranieri”. Al che Oliviero chiama la sua collega rettrice, Giulia Grego Bolli, e il Direttore Generale della “Stranieri” dott. Simone Olivieri, che organizzano l’esame.

Quello che succede nell’esame è affar loro, dell’Università per gli Stranieri di Perugia, dei professori esaminatori e (ora) di chi indaga su di loro per altre questioni. Secondo la ricostruzione (la fonte degli ultimi due capoversi è il Corriere della Sera) è stato Olivieri a chiedere al prof. Rocca, esaminatore di Suarez, di fargli passare il test.

Ottenuta l’idoneità Paratici chiama Oliviero (attenzione alla quasi omonimia: Oliviero, lo ribadiamo, è il rettore della Statale, non della “Stranieri“) per ringraziarlo di aver messo in modo il meccanismo. Oliviero (sempre quello della Statale) ringrazia l’esaminatrice prof.ssa Spina (tifosa della Juventus) dicendo “ora ti invitano in tribuna VIP” (frase pertanto sotto la sua diretta responsabilità).

La situazione pertanto è molto chiara. Fino ad oggi non sono emersi elementi di rilievo che collegano la Juventus alla falsificazione di un test di idoneità propedeutico all’ottenimento della cittadinanza. Scolpiamoci bene questa frase in testa: è la chiave di questo editoriale.

Si possono fare varie considerazioni. La prima è che in un paese democratico sia folle far uscire intercettazioni per qualcosa che non riguarda le indagini (che si occupavano di altre questioni). La seconda è che la Juventus ha avviato le procedure per l’esame, come giusto che sia, e poi se ne è disinteressata. La terza è che nessun tesserato della Juventus ha agito in malafede (e infatti nessuno è indagato). La quarta è che Suarez (non un tesserato della Juventus, che ha abbandonato la pista l’8 settembre) non è ancora cittadino italiano.

Emerge quindi la sostanziale volontà di vari “colleghi” di infangare il nome della Juventus per avere un ritorno immediato in audience e click. Per non parlare dell’utente medio del web che, disinformato, accusa per partito preso e per superficialità senza – ovviamente – essere un magistrato oppure avere la sfera di cristallo per prevedere il futuro.

Confidiamo che le indagini facciano il loro corso e che i colpevoli di un malaffare tipicamente italiano vengano alla luce. Ma se le cose continuassero in questo modo, con continui attacchi gratuiti e infondati alla società Juventus, sarebbe lecito per il Presidente Agnelli adire le vie legali e querelare chi infanga il nome di una società che, in una storia tipicamente italiana, è solo il colpevole che a molti fa comodo indicare come tale.

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