ESCLUSIVA SJ – SIMONE PEPE: “La salute delle persone viene prima del calcio, sarà difficile riprendere. Presidenti vincenti come Agnelli non ce ne sono stati, parla la storia”

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E’ stato uno degli artefici della rinascita della Juventus fino al 2015 con le sue giocate, con la sua corsa e la sua simpatia è entrato nel cuore di tutti i tifosi bianconeri. Di chi stiamo parlando? Di Simone Pepe ovviamente, che è stato raggiunto telefonicamente dal nostro Michele De Blasis per un’esclusiva per la redazione di SpazioJ.

IL SUO RAPPORTO CON LA CITTA’ DI TORINO

“Ho vissuto per 5 anni in pieno centro, di Torino sono innamorato: è una città che mi è rimasta nel cuore, ha delle piazze straordinarie. Al di là del fatto che ho giocato con la squadra più importante d’Italia, vivere in questa città è stato spettacolare e non a caso ho ancora una casa lì”.

DOVREBBE RIPRENDERE LA SERIE A?

“La vedo molto, molto, molto dura. Vedo che alcuni campionati stanno iniziando ad avere problemi, il calcio è uno sport troppo di contatto ed è dura portare avanti una situazione del genere. Il danno economico sarà importassimo, basta pensare che il calcio è la terza industria italiana per portare soldi allo Stato ma la salute delle persone viene prima di questo sport”.

LO SCUDETTO DOVREBBE ESSERE ASSEGNATO NEL CASO NON SI TORNASSE A GIOCARE?

“Anche questo aspetto è complicato da giudicare. Mancavano ancora 12 giornate alla fine del campionato, poteva succedere di tutto. Non vorrei essere nei panni di chi deve decidere”.

LEI E’ STATO IL PRIMO ACQUISTO DELLA GESTIONE DI ANDREA AGNELLI: QUALI SONO STATI I FATTORI CHE VI HA TRASMESSO?

“Si, ho firmato il primo contratto il 9 giugno del 2010. Il primo passo importantissimo è stato il nuovo stadio che ha dato un’ulteriore spirito di crescita, ha comprato giocatori importanti ed ha incanalato in tutti noi lo spirito vincente che ha contraddistinto tutta la dinastia Agnelli. Presidenti così vincenti non ce ne sono mai stati, 8 Scudetti consecutivi non li ha mai vinti nessuno per cui parla la storia”.

L’IMPORTANZA DI ANTONIO CONTE

“Conosceva benissimo l’ambiente, ci ha giocato molti anni ed è stato anche il Capitano quindi sapeva quali valori si dovevano ricoprire. E’ arrivato con una voglia ed una fame incredibile di far tornare la Juventus in alto e ce l’ha trasmessa, ci ha portati ad un livello fisico strepitoso ed infatti mi ricordo che quando finivamo gli allenamenti eravamo tutti stremati. Anche per lui parla la storia: ha riportato la Juve dove merita”.

COME AVETE REAGITO AL SUO ADDIO?

“La rottura è stata particolare. Eravamo a Vinovo, mancavano i Nazionali e c’erano molti giocatori aggregati dalla Primavera quindi non c’erano molti giocatori importanti in squadra. Stavamo facendo allenamento ma si sentiva un’aria strana, ci chiamò Marotta e ci disse che si era creata un’aria un po’ particolare perchè il mister aveva vedute diverse da loro. Da un giorno all’altro c’è stata la rottura definitiva ed inaspettata, quando succedono queste cose è sempre piuttosto particolare. Come in tutte le cose è stata bravissima la società a trovare il sostituto giusto che ha scritto un altro pezzo di storia”.

ALLEGRI E LA CHAMPIONS LEAGUE

“La Champions League è una questione di episodi, non vince mai sempre la squadra più forte. Per conquistarla devi avere quel di mix di bravura e fortuna, molti fattori si devono incolonnare nel verso giusto. Con Conte non facemmo molto bene in Europa, mentre con Allegri arrivammo in finale di Champions League per poi perdere contro quel Barcellona nettamente più forte. E anche lì, se pensi che dopo un primo tempo giocato non benissimo riuscimmo a pareggiare e ci avessero dato quel rigore su Pogba rischiavamo di essere in vantaggio ad un quarto d’ora dalla fine”.

IL SUO MOMENTO PREFERITO VISSUTO NELLA JUVENTUS

“Tutto il primo anno di Conte è stato il mio momento migliore. Avevo anche un’offerta dallo Zenit di Spalletti che aveva parlato col mio procuratore, ma Antonio mi disse che dovevo rimanere perchè ero importante per lui. La partita di Trieste è stata indimenticabile: abbiamo fatto qualcosa di straordinario in quell’annata senza mai perdere, quando all’inizio nessuno avrebbe mai puntato un centesimo su di noi. Quello più emozionante, invece, è stata l’inaugurazione del nuovo stadio, soprattutto il discorso di Agnelli quando disse: “Benvenuti a casa. Noi sappiamo vincere, sappiamo gioire, sappiamo soffrire. Noi siamo la gente della Juventus”. Una roba fantastica, da far venire i brividi”.

PRIMA DI ARRIVARE ALLA JUVE HAI FATTO MOLTA GAVETTA, QUANTO GLI E’ SERVITA NELL’ESPERIENZA BIANCONERA?

“Ho avuto la “sfortuna” di partire dalla Serie C, perchè in molti hanno iniziato da categorie superiori. A Teramo ho vissuto un’esperienza fantastica: ero abituato ai campi perfetti ed alle cose al posto giusto della Roma Primavera, a Teramo ho capito che le soddisfazioni te le devi guadagnare. Ti devi abituare velocemente alla Serie C perchè ti mangiano altrimenti, a quei tempi si diceva che dovevi passare per quelle categorie vedere se eri buono per quelle superiori. Il passaggio in Serie C l’ho superato a pieni voti perchè feci 11 gol in 31 partite, vinsi il campionato in Serie B col Palermo, rimasi in B col Vicenza prima di fare il salto in Serie A. Quegli anni mi sono serviti per capire che potevo giocare nella massima categoria e che mi sono guadagnato. Da lì ho giocato all’Udinese, poi Cagliari ed ancora ad Udine dove ho fatto 3 anni molto importanti prima di arrivare alla Juve”.

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