ESCLUSIVA SJ - Federica Russo: "Allo Stadium un'emozione indescrivibile, con il Napoli voglio la Serie A"

ESCLUSIVA SJ – Federica Russo: “Allo Stadium un’emozione indescrivibile, con il Napoli voglio la Serie A”

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Federica Russo, attuale portiere del Napoli Femminile, ha giocato per due stagioni nella Juventus Women, conquistando due scudetti e una Coppa Italia. L’estate scorsa, la calciatrice classe ’91 ha lasciato la Juventus per mettersi in gioco nel nuovo progetto del Napoli.

Si ringrazia per la disponibilità Federica Russo e l’ufficio stampa del Napoli femminile.

Ha scelto di lasciare la Juve per sposare un nuovo progetto, ci spiega bene il progetto Napoli?

“Sono stata colpita da subito da questo progetto, il presidente vuole dare valore a questa società che fino a 7 anni fa era in Serie A. L’obiettivo è raggiungere nuovamente la massima serie e riuscire ad essere competitivi anche in Serie A. Le idee sono ben chiare e ambiziose. Attualmente stiamo facendo una bella stagione e sono soddisfatta. Siamo una bella squadra”

Che obiettivi vorrebbe raggiungere con questa maglia?

“Non mi pongo obiettivi a lungo termine. Il campionato è ancora molto lungo quindi per ora spero di riuscire a raggiungere la massima serie.”

Ha ricevuto molte offerte in estate? Come mai ha scelto proprio Napoli?

“Le offerte non erano moltissime, ho avuto due proposte importanti di cui una era Napoli. Erano entrambe due opportunità valide però ho scelto di mettermi in gioco ed andare a Napoli. L’idea di potermi mettere in gioco come primo portiere era una sfida allettante e Napoli è una bella società con un bel progetto.”

Fino alla scorsa stagione ha indossato la maglia bianconera, qual è stato il miglior momento con questa maglia?

“Ci sono due momenti che per me sono stati importantissimi e che rimarranno sempre nel mio cuore e sono innanzitutto la partita dello scorso anno all’Allianz Stadium contro la Fiorentina e poi la finale scudetto contro il Brescia è stata un’emozione indescrivibile.”

Lei è torinese e juventina, ci racconta la chiamata della Juventus?

“Ero in casa mia, a Torino, quando ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto, era Stefano Braghin, che mi diceva che avevano pensato a me come secondo portiere. Mi ha dato il tempo di pensarci ma io senza esitare nemmeno un secondo ho accettato, ero felicissima. Il solo fatto che la Juventus mi avesse presa in considerazione era già una vittoria, mi sono sempre sentita molto fortunata. Ringrazio Rita Guarino e Stefano Braghin per avermi scelta ed avermi dato questa possibilità.”

Ha avuto la fortuna di allenarsi con molte giocatrici di livello, da quale è rimasta maggiormente stupita e per quale motivo?

“Vale dire tutte (ride , ndr)? Sono bravissime Michela Franco, Cecilia Salvai, Martina Rosucci, Barbara Bonansea, ma le escluderei perchè le conosco da quando abbiamo 18 anni e siamo cresciute insieme. Direi sicuramente Laura Giuliani perchè ho avuto la fortuna di allenarmi sempre con lei in quanto portiere. Un’altra giocatrice che secondo me ha esperienza nonostante la sue giovane età (classe ’97, ndr) è Lisa Boattin, sta crescendo tantisimo e penso abbia ancora molto da dare, la ritengo davvero forte anche se deve imparare ad usare il piede destro (ride, ndr). Anche Ingvild Isaksen il primo anno che ero alla Juventus, aveva una tecnica formidabile, lei mi ha davvero colpita.”

Si è laureata da un anno, che lavoro avrebbe fatto se non la calciatrice?

“Prima della chiamata della Juventus avrei voluto lavorare in banca con mio papà. In seguito ho capito che mi piacerebbe continuare a lavorare nell’ambito del calcio femminile, ma non saprei ancora in che ruolo. Probabilmente qualcosa in cui io possa usare la mia laurea in Finanza Aziendale e mercati finanziari.”

Che emozione è stata scendere in campo all’Allianz Stadium lo scorso anno?

“Non capivo più niente dall’emozione, incredibile ed indescrivibile. Il giorno prima della partita siamo andate a fare il consueto giro di campo e lì non sono riuscita a trattenere le lacrime. Il giorno della partita quando siamo entrate allo Stadium con il pullman e ho percorso la strada che facevano tutti i grandi campioni mi sono sentita davvero onorata. Quando sono scesa in campo per il riscaldamento continuavo ad essere stupita da quanto pubblico ci fosse, ero incredula, non riuscivo a fare a meno di guardarmi attorno.”

Le è mai capitato di subire discriminazioni, di sentirsi diversa, perchè donna e calciatrice?

“Sinceramente ora no, magari quando ero piccola e giocavo con mia sorella contro i maschi capitava qualche esclamazione da parte di qualche genitore. Ritengo però di aver sempre ricevuto grande rispetto dagli avversari.”

Un tema attualmente molto discusso in Italia è il professionismo, che in Italia per le donne non esiste. Pensa ci si possa arrivare? Cosa pensa manchi all’Italia per arrivarci?

“Quest anno è uscito l’emendamento che agevola le società e le federazioni, è sicuramente un passo avanti ma penso servano ancora anni per raggiungere il professionismo. Le società professioniste, secondo me, dovrebbero fare come la Juventus ed investire nel calcio femminile. Con il professionismo i costi aumentano. La Juventus o la Roma hanno avviato un bel progetto e sanno investendo molto. Io credo che in Italia il compito sia delle società come della federazione. Nella nostra Nazione penso manchi la voglia di investire nel progetto “calcio femminile”, alcune società stanno già avviando questi investimenti.”

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