Maurizio, lavora sulla testa

Maurizio, lavora sulla testa


La sconfitta di Verona è l’ennesimo passo falso di una squadra che dovrebbe dominare in lungo e in largo ma che invece sembra prigioniera di un malessere inevitabile e in sostanza priva di carattere e forza di reazione. Insomma, una Juventus ombra di sé stessa.

Le avvisaglie erano emerse già a dicembre con la rovinosa sconfitta a Roma contro la Lazio e il bis in Supercoppa Italiana, ma la cura Ronaldo sembrava aver rimesso le cose in chiaro con le dirette concorrenti per il titolo. Poi Napoli e ieri Verona. Due sconfitte diverse ma per certi versi simili, frutto della poca concentrazione di una squadra che sembrava non voler scendere in campo.

Che manchi la testa alla Juventus lo dimostrano soprattutto le statistiche. Possesso palla di poco superiore al Verona (54% a 46%), 12 contrasti vinti per entrambe le squadre e 16 tiri a testa (anche se per i bianconeri sono quindici più quel qualcosa di inguardabile partorito da Dybala a fine match). Il dato che lascia di stucco è quello che ricorda come Ronaldo e compagni abbiamo centrato la porta solo 3 volte su 15: il 20% dei tiri ha messo paura a Silvestri, l’80% è arrivato dalle parti del magnifico Castello Scaligero sulla collina che sovrasta Verona.

Ironia a parte, questo denota chiaramente che la squadra non è completamente sul pezzo e non riesce a mettere in pratica i dettami di Sarri. Quali essi siano, non è dato saperlo: di “sarrismo” ne abbiamo visto poco (ultimamente solo il primo tempo contro la Roma in Coppa Italia), mentre ciò che emerge è solo una chiara dipendenza da Ronaldo. Se non segna lui, non segna (quasi) nessuno.

Sembra verosimile che Sarri stia completamente perdendo la pazienza, come dimostrano le dichiarazioni di ieri sera, ma in realtà per i tifosi bianconeri questo è successo da un pezzo. Ormai è chiaro che degli errori sono stati fatti in estate e che il tecnico toscano non è riuscito a trasmettere ai suoi quello che voleva ottenere concretamente sul campo.

Ciò che preoccupa è l’impossibilità di correre ai ripari. Febbraio sarà un mese decisivo per l’andamento della stagione, fondamentale non tanto per le grandi sfide che aspettano la Juventussemifinale di andata di Coppa Italia contro il Milan e andata degli ottavi di Champions League contro il Lione – quanto per gettare le fondamenta del rush finale di annata in cui (si spera) la Vecchia Signora dovrà essere ancora in lotta per tre obiettivi.

Il tempo è però scaduto. Non possiamo aspettarci qualcosa di diverso rispetto a quanto visto finora se non un generale miglioramento di condizione che possa dare forze nuove sul campo, o il recupero di qualche giocatore quasi completamente fuori dagli schemi di Sarri (come Bernardeschi). Forse però il dato veramente migliorabile sarebbe quello di incassare di meno perché i 23 gol in 23 partite sono un macigno insopportabile per una squadra prima in classifica.

Una speranza tuttavia c’è. Aggrapparsi a Ronaldo ora per sperare che le grandi sfide dei prossimi due mesi possano far scattare qualcosa nei suoi compagni. Ai tifosi bianconeri basterà aspettare per vedere in quale modo Sarri proverà a tirare fuori il meglio dai suoi, ma un consiglio sentiamo di darglielo: “Maurizio, lavora sulla testa“.

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