Rugani, eterno incompleto

Rugani, eterno incompleto


Premessa doverosa: la Juventus non esce assolutamente ridimensionata da questa partita. Certo, l’abitudine a raccogliere determinati risultati e la ritrovata consapevolezza di poter dominare anche in Europa conferisce alla prima sconfitta di questo campionato un sapore difficile da qualificare. Ci si era quasi dimenticati che la Juve fosse anche in grado di perdere all’interno dei confini nazionali, ma chi si aspettava di chiudere il campionato con uno zero sotto la voce delle sconfitte o non capisce nulla di calcio o è semplicemente un utopista.

RUGANI, OGGETTO MISTERIOSO SINCE 2015

Tuttavia, all’interno di una partita che ha offerto pochi spunti di riflessione possono essere ricercati comunque dei motivi d’analisi. Uno che riguarda l’atteggiamento, la tenuta mentale, eterno ritorno di un tema consumato, che non verrà analizzato in questa sede; e uno che riguarda gli interpreti. Nello specifico: Daniele Rugani. Elemento da sempre identificato come perfetto protagonista di un efficiente ricambio generazionale, il classe ’94, a prescindere dalle possibilità che gli sono state concesse negli ultimi anni, non ha dimostrato alcun tipo di miglioramento dal 2015 ad oggi. Il Rugani di oggi è lo stesso che ritornò a Torino dopo la splendida stagione all’Empoli, intorno al quale vennero costruite enormi aspettative (a ragione o a torto). Anzi, se possibile il Rugani attuale è perfino più insicuro, titubante, instabile di quello di quattro anni fa.

NON CI SONO PIÙ SCUSE

Prescindendo dall’avversario che la Juventus si trova ad affrontare, dalla condizione mentale con la quale la squadra arriva a certi appuntamenti, le prestazioni del numero 24 sono sempre una nota stonata in un percorso di crescita che ormai non consente più di prevedere un futuro tra i fuoriclasse mondiali del suo ruolo. È stato così contro il Parma – tanto per dirne una -, è stato così contro il Genoa. L’insicurezza, la mancanza di concentrazione, l’inadeguatezza di alcuni movimenti. Il mix perfetto di tutto ciò che un difensore, a maggior ragione se identificato come l’eccelso prospetto della “giovine italia”, non dovrebbe essere. A poco serve la propensione del ragazzo a rendersi pericoloso sotto porta. La facilità con cui il sempreverde Pandev, che sembra avere una particolare predilezione per la Juve (ottavo gol contro i bianconeri per lui), è riuscito ad aggirare il timido difensore toscano costituisce la dimostrazione di inadeguatezza di un giocatore eternamente incompleto.

Prima la scusa era la mancanza di continuità, ufficialmente caduta nel momento in cui Allegri ha deciso di riporre in lui fiducia come alternativa ai due titolarissimi. Le giustificazioni sono esaurite, così come la voglia di aspettare una consacrazione che difficilmente arriverà. Con la speranza, chiaramente, di essere smentiti… un giorno.

Vincenzo Marotta

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