Poco Bernardeschi a Berna, ma non facciamo drammi

Poco Bernardeschi a Berna, ma non facciamo drammi


Da figurone a figuraccia: il racconto del percorso della Juventus in Champions League si macchia di due tinte diverse, opposte, inconciliabili. Un inizio meraviglioso, condito da prestazioni di carattere assoluto, che hanno fatto legittimamente pensare ad un cambio di rotta, in termini psicologici, nell’approccio agli impegni europei. Poi l’harakiri con il Manchester, e ieri sera la disastrosa prestazione contro lo Young Boys hanno decisamente ridimensionato la grandeur di una Juventus non ancora al 100% delle proprie possibilità. Questo non vuol dire che quanto di positivo è stato rivelato (e rilevato) in questi primi tre mesi sia svanito nel nulla. Semplicemente, la sensazione è che questa squadra manchi ancora della opportuna concentrazione nelle gare – per così dire – scontate.

POCO BERNARDESCHI A BERNA

La stessa concentrazione, insomma, che è mancata a Bernardeschi, che nell’insufficienza generale si è particolarmente distinto. Male, malissimo al suo ritorno in campo: quasi sempre inadeguato nelle scelte di gioco, stop sbagliati, passaggi prevedibili e per nulla decisivi. Il numero 33 è stato l’emblema di una Juventus sbadata, svogliata, consapevole della sua enorme forza e per questo troppo pigra per potersi applicare. Questo, però, non deve essere l’inizio della demonizzazione di un ragazzo che prima dell’infortunio tutti identificavano come il partner ideale del “fenomeno col 7”. Poco Bernardeschi a Berna, ma è un caso isolato. Lo sa lui, lo devono sapere i suoi tifosi.

Notti così vanno vissute. Sono necessarie per farsi le ossa, per respirare l’aria dei momenti più duri, per godersi meglio il sapore del successo quando arriverà. La fortuna ha voluto che il Valencia gettasse il cuore oltre l’ostacolo contro un Manchester che, a guardare la classifica della Premier, si è rivelato in questo girone più mina vagante che certezza, la qual cosa permette di guardare alla Juventus di ieri con uno sguardo cinico ma lucido, severo ma speranzoso: nei confronti tanto del futuro nella competizione, quanto del suo futuro in generale. In entrambi i casi Bernardeschi dovrà essere eccellente protagonista, e poco importa se la serata di Berna ha detto male, le valutazioni di merito sarebbe opportuno farle più in là, in gare maggiormente decisive, come alla fine (fortunatamente) non è stata quella di ieri.

Vincenzo Marotta

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