Il timido ritorno del Made in Italy

Il timido ritorno del Made in Italy


In una partita nella quale, oltre al risultato, i trend topic sono stati l’ormai “banale” Ronaldo, il ritorno di un Douglas Costa sugli scudi e un cinismo che necessitava di essere confermato, vi è un altro tema interessante. L’impiego di Perin ha riportato l’attenzione sulla possibilità per la Juventus di farsi portatrice di un Made in Italy che stava iniziando a scomparire. Era dai tempi della (B)BBC che non si vedeva un reparto arretrato così italiano. Perin, appunto, De Sciglio, Rugani e Bonucci, ad affiancare il solito Alex Sandro, hanno formato una difesa dal potenziale interessante: una buona alchimia, che andrebbe senz’altro valutata meglio in una gara più complessa, insieme ad una completezza tecnica e tattica.

PROSPETTIVE DA SCOPRIRE

Un mix dalle prospettive curiose, da coltivare. Escludendo Bonucci, il progetto andrebbe incontro anche a delle necessità anagrafiche, da leggere nell’ottica di uno svecchiamento di un reparto tanto vincente quanto “attempato”. Se sostituendo Rugani con il titolare Chiellini si guadagna grande esperienza e maggiore solidità, le certezze nel lungo periodo si riducono drasticamente. Un trade off che Allegri deve tenere sempre in considerazione per ampliare le vedute della squadra.

MANCINI OSSERVA

Se poi consideriamo la possibilità di inserire Spinazzola sulla sinistra, il discorso si carica di ulteriore significato. Quello visto contro la Spal è stato il primo, timido ritorno di una difesa Made in Italy, principale artefice delle (poche) fortune delle ultime formazioni della Nazionale, modello che stava per cadere in desuetudine dalle parti di Torino. Coltivare una simile prospettiva, dunque, andrebbe letta sotto la lente d’ingrandimento di Mancini, più che di Allegri, che non rinuncerà di certo ai suoi esperti baluardi o ai suoi stantuffi sulle fasce, ma che timidamente potrebbe continuare a riproporre degli schieramenti simili. Non si sa mai che un giorno un assetto del genere possa essere la colonna portante di un’Italia di nuovo competitiva.

 

Vincenzo Marotta

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