Fede, it's (your) time

Fede, it’s (your) time


Juventus-Napoli non è una partita come le altre. Lo ha detto Ancelotti, e noi ci crediamo. È un palcoscenico maestoso, habitat naturale dei grandi giocatori, attori protagonisti di uno spettacolo di incontrastata bellezza. Non può che essere così: quando il bianco e il nero si scontrano con l’azzurro le atmosfere che si generano sono particolari. Un confronto nel quale la posta in palio è solo la mera giustificazione logica per un faccia a faccia che esula da qualsiasi ragionamento di classifica.

UN CONFRONTO STORICO

La storia, il conflitto, la pressione: tutti elementi che solo i grandi interpreti del calcio possono sopportare. E se in passato ci sono stati Maradona, Platini, Del Piero, Cavani, Higuain e Vidal, oggi è tempo di lasciare la scena ad un’altra grande personalità. Non Cristiano Ronaldo, sarebbe troppo scontato. Un biondino, piuttosto. Toscano, di Carrara precisamente. Ragazzo silenzioso, educato, comportamenti mai fuori posto. Lui il numero 10 lo ha tatuato dietro la schiena, quello che c’è scritto sulla maglia conta poco, nonostante l’enorme significato che egli stesso gli attribuisce.

Bernardeschi è in questo momento attore principale e uomo copertina della Juventus di Ronaldo. Chi lo avrebbe mai detto? Corsa, sacrificio, duttilità tattica. Una crescita esponenziale che risalta ulteriormente se si vanno a vedere gli highlights del suo periodo in Viola. Allora era sì un numero 10 – nelle giocate e dietro la maglia -, ma incompleto. Ora è un “tuttocampista”, col carattere del leader e uno spirito di sacrificio che rimanda al pupillo “allegriano” Mandzukic. Federico attualmente è quanto di più completo Allegri possa chiedere, e per questo motivo Juventus-Napoli dovrà essere la sua partita.

FEDE, IT’S (YOUR) TIME

Non quella di CR7, non quella di Pjanic: la sua. La luce in fondo al tunnel del calcio italiano, il primo mattone su cui ricostruire le fortune azzurre. Il primo italiano realmente incisivo in una grande squadra dai tempi di Del Piero e Totti, prima, e Pirlo e Marchisio, poi. La Juventus non può esimersi dal continuare a coltivare lo sconfinato talento di questo ragazzo. Renderlo protagonista di una gara di questa portata è un dovere morale più che tattico, e Allegri sembra averlo compreso benissimo.

Nessun condizionamento psicologico, nessuna remora nel lasciare colui che il numero 10 lo indossa davvero in panchina. È tempo di elevare le prestazioni del 33 ai livelli del calcio che conta, renderlo artefice delle fortune di una squadra che punta alla vittoria di qualsiasi premio ci sia in gioco. E se questo ragazzo è riuscito ad eclissare per qualche giornata la preponderante presenza di uno dei calciatori più forti di sempre, siamo indiscutibilmente sulla strada giusta.

Quando c’è Juventus-Napoli tutto ciò che c’è intorno scompare. Le luci si accendono. Si alza il sipario: questa volta c’è un protagonista d’eccezione. È subito magia.

 

Vincenzo Marotta