40, Gigi, sono tutte le volte in cui mi hai salvato

PORTIERI: E' il ruolo più delicato di tutti, sia nella realtà che in chiave fanta. Un buon portiere può essere la chiave per avere pochi malus e perché no, maggiori bonus. La Juventus degli ultimi anni ha ben abituato i fantallenatori, visto il suo super portiere: Gianluigi Buffon. Due anni fa fu l'annata dei record (973 minuti di imbattibilità) e l'anno scorso quella bianconera è stata ancora una volta la miglior difesa del campionato. Questo è però un anno delicato, poiché con ogni probabilità sarà l'ultimo per Gigi. Ecco dunque come gestire i portieri della Vecchia Signora.   Buffon: Triste ma vero, è probabilmente l'ultima annata da protagonista. Gli anni passano e si fanno sentire, ma Gigi è rimasto una sicurezza fino ad ora. C'è da tenere in considerazione diversi fattori se si vuole puntare su di lui: il primo è inerente a Szczęsny. Chi prende Gigi, deve obbligatoriamente prendere anche il suo secondo, poiché il turn over potrebbe essere maggiore. E' il momento del
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Lo so, l’unica ‘serie’ che stai vedendo è quella delle domande esistenziali che t’affliggono. Tipo: come si fa ad esser pronti? Cerchi disperatamente un modo per tenere a bada il tempo, d’impedirgli che divori tutto quello che hai costruito e che ti lasci un meraviglioso, ma semplice ricordo. Non più tangibile, lentamente vittima dello scorrere bastardo e delle novità che sempre s’affacciano.

Il ritorno in gruppo un po’ ha consolato, quantomeno ha spinto un po’ di fantasmi in direzione contraria e permette di tirare il fiato, di distendere il sorriso, di concentrarsi sul lavoro. D’inforcare quel paio di guanti e di pensare che a quarant’anni sì, poteva andar davvero peggio.

C’è però una canzone triste in sottofondo negli ultimi giorni trascorsi prima di tagliare quel traguardo, Gigi: è l’incertezza di cui il domani s’appropria senza chiederti copyright o permesso. E’ una di quelle colonne sonore di road movies con la protagonista coi piedi poggiati sul cruscotto e una parte di testa che batte sullo schienale. Solo che non c’è uno squarcio d’America da togliere il fiato: fuori dal finestrino è tutta la carrellata di vittorie, ricordi, momenti incredibili. E anche delle lacrime, sì: che sono ciò con cui hai forgiato il tuo essere prima di tutto un Uomo in questo calcio.

Ma come si fa a non avere rimpianti, poi? A conoscere sempre la strada più sicura e meno faticosa? E poi, ecco, come si fa a smettere di porsi certe domande?
Si fa con tuta, guanti, Vinovo. Lavoro. Si fa che non ci pensi. Si fa che altrimenti non ne esci. Si fa che l’incertezza te la tieni perché è anche bello così: vuoi che il tempo ti porti qualche certezza in più e nel frattempo sai di avere ancora libertà, di poterti concedere il lusso di decidere. Di avercelo ancora in mano, quel futuro.

Patteggi coi quesiti e lasci loro la stanza sul retro della tua mente. Come i pensieri che, di tanto in tanto, lasci in cantina: te ne accorgi solo se ti mancano, perché possono anche mancare. Che quando li realizzi, un po’ la senti quella sensazione. Molto simile alla paura, anche se più vicina ad una rassegnazione quasi ‘domestica’: quella del ‘tempo che passa’ e del mondo preso facendo spallucce. Quelle che realizzi in pigiama, di domenica mattina mentre accogli un po’ di tempo per pensare.

Ecco, ormai è domenica. Una di mille già passate e mille che arriveranno. Ma è la domenica più importante della tua vita: quella in cui non pensi per un istante, né al passato nel futuro.

Un po’ spaventa, lo fa con tutti. Ma t’immagini rilassato su quel sedile, con la strada davanti e una parte di vita che ti scorre di fianco. Rivedendo Rimini o Berlino, chissenefrega. L’importante è stare in pace con se stessi giocando col tempo. E con le sue risposte.