Marotta: ''Le sconfitte in Champions devono essere incentivo''

Marotta: ”Le sconfitte in Champions devono essere incentivo”


Per il direttore sportivo della Juventus Giuseppe Marotta è arrivato un nuovo eccezionale riconoscimento, quello di manager dell’anno. Intervistato ai microfoni di Sky Sport, il dirigente bianconero ha espresso tutta la propria gioia e ha parlato di quell’obiettivo che ancora manca nel suo palmares.

LE PAROLE

Innanzitutto tengo a ringraziare gli organizzatori di questa manifestazione per avermi dato questo riconoscimento così importante. Un riconoscimento che devo inevitabilmente estendere alla mia società, la Juventus, e ai miei più stretti collaboratori, in primis Fabio Paratici, che da dietro è divenuto una pedina importantissima di cui sono estremamente orgoglioso. Che cos’è per me la Champions? In base al ruolo che svolgo, quello di rappresentante della Juventus, il mio ruolo è sempre quello di raggiungere il massimo. Certo questa coppa ormai è diventata un’ossessione, ma aver raggiunto la finale due volte negli ultimi tre anni senza mai vincere deve servirci da incentivo per dare di più e magari poterla portare a casa a Kiev.

Sullo scudetto? Ovvio che la Juventus, come anche altre squadre, quando competono in una manifestazione puntano sempre a raggiungere il massimo obiettivo, per cui, sì, arrivare secondi o terzi sarebbe sicuramente un fallimento: dobbiamo essere candidati alla vittoria.

Dybala? Lui ci ha abituato spesso e volentieri a prestazioni eccezionali, quindi quando offre prestazioni normali queste vengono catalogate come insufficienti. La realtà è che è un ragazzo di 23 anni, e quindi credo che sia giusto lasciarlo crescere, lasciarlo maturare e lasciare che da talento promettente qual è diventi un campione. Nella crescita, e ormai credo di essere un po’ esperto, quando si è giovani vi possono essere momenti in cui il rendimento non è ottimale, ma questo fa parte di quel sistema di esperienze che un giocatore della sua età deve avere.

Se occorrono investimenti in difesa? Problematiche complesse non ce ne sono. Certo, ogni anno dobbiamo guardare avanti sapendo di dover essere competitivi e cogliere le occasioni che il mercato offre. Ovvio che quando la Juventus deve prendere un giocatore non è mai semplice, ma è altrettanto vero che in alcuni reparti il fattore anagrafico pone delle riflessioni. Noi le stiamo ponendo, ma ci rendiamo anche conto di avere giocatori non più tanto giovani ma che sono comunque grandi professionisti che anche stasera indosseranno la maglia azzurra. Per quanto riguarda stasera dobbiamo essere capaci di affrontare questa squadra valutando proprio questo aspetto, che è quello agonistico che può essere l’arma migliore che possiamo avere.

Se ho dei momenti preferiti? Ho avuto momenti di crescita professionale, ma comunque ho vissuto finora una carriera di quarant’anni costellata di successi e sconfitte e di confronto con grandi maestri. Se dovessi proprio scegliere, ricordo con piacere il primo scudetto conquistato con la Juventus”.

 

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