Parlava un’altra lingua però sapeva amare

Negli ultimi mesi si è parlato tanto, forse anche troppo. “Khedira è troppo lento, Khedira è troppo fragile, Khedira può giocare solo in MLS“. Queste alcune delle tante critiche rivolte al centrocampista tedesco, che è da poco tornato a pieno regime in mezzo al centrocampo bianconero. Tutte tesi che potrebbero essere confutate con le statistiche a portata di mano. Nell’ultima stagione con la Juventus, l’ex Real ha infatti giocato 32 partite stagionali, invertendo il suo personale trend: mai aveva disputato tante partite in una sola stagione.

TUTTA  UNA QUESTIONE DI TESTA

Impossibile sentenziare che il centrocampo bianconero non abbia risentito dell’assenza del tedesco. Né i muscoli di Matuidi e né le doti tecniche di  Pjanic e Bentancur possono ovviare al decifit d’intelligenza causato dal mancato  impiego di Sami. Khedira è fondamentale per il reparto nevralgico di Allegri: è tutta una questione di testa. Magari pur essendo meno appariscente del collega bosniaco, il 6 juventino permette alla squadra di girare con maggior fluidità. Sempre impeccabile tatticamente, prevede sempre la giocata guadagnando così un tempo di gioco. Poi, si sa, il suo apporto è fondamentale pure in zona gol. Proprio nel suo momento realizzativo più scuro (non segnava in Serie A da otto partite), risponde rinfacciando ai suoi detrattori  una tripletta che lascia poco spazio alle interpretazioni.

I suoi 13 gol in 55 partite con la maglia della Juventus (1 ogni 360′) sono dovuti soprattutto alla sua efficacia negli inserimenti senza palla ma anche alla sua prestanza fisica che lo rende una spada di Damocle per le difese avversarie in occasione delle palle inattive. Oggi la sua testa (ed il suo destro) avvicina nuovamente la  Juventus alla testa della classifica, minacciata paurosamente dopo il 2-2 dell’Udinese che giocava con l’inerzia dalla propria e con  l’uomo in più.

Insomma, per il prosieguo della stagione la Juventus può star tranquilla: ha in canna i muscoli di Matuidi, la creatività di Pjanic, l’estro di Bentancur, la classe del Principino ma soprattutto la testa di Khedira.

 

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