Bernardeschi come Del Piero: giusto dargli la numero 10?

Bernardeschi come Del Piero: giusto dargli la numero 10?


Alla fine, a meno di clamorosi risvolti dell’ultimo momento in stile Schick, la Juventus si è assicurata l’acquisto, oltre che di Douglas Costa, anche di Bernardeschi. L’estate bianconera, sotto il punto di vista del mercato, è stata un continuo oscillare tra le due trattative: ”Arriva l’uno o l’altro? Chi può fare maggiormente la differenza?”. Nel dubbio, proprio per non correre il rischio di sbagliare, Marotta ha voluto calare l’asso pigliatutto.

NELLA NOTTE LA SVOLTA

L’accordo è stato trovato praticamente a cavallo tra la notte e la mattinata: Bernardeschi arriverà a Torino per una cifra intorno ai 40 milioni più bonus e percepirà uno stipendio netto di 4 milioni all’anno. Un acquisto fortemente voluto dalla società, che, in questo modo, va a regalare ad Allegri un altro fondamentale interprete per un reparto che l’anno scorso ha vissuto troppe sofferenze. Uno dei talenti più puri del nostro calcio, checché ne voglia dire la critica calcistica (se come tale intendiamo i tifosi dediti alle chiacchiere da bar sport), vestirà la maglia bianconera. Ma, nello specifico, che maglia andrà ad indossare il classe ’94? Nel senso: che numero porterà sulle spalle?

GIUSTA LA NUMERO 10?

Bernardeschi al primo anno di Fiorentina ha vestito la numero 29, che gli ha portato fortuna già nella sua esperienza al Crotone. Il ragazzo, però, fin dalle sue prime esperienze a contatto con il pallone, ha indossato la 10, tradizione che ha voluto portare avanti anche in maglia viola quando la prestigiosa casacca venne lasciata libera da Aquilani. Qui si apre il problema: giusto affidare ad un ragazzo così giovane un macigno così pesante quale la casacca numero 10 della Juventus? Può essere prudente caricarlo sin da subito di una così pesante eredità, simbolo dell’eterna classe che ha attraversato la storia bianconera nel corso degli anni? Dybala, più volte invitato a vestire quella casacca, ha altrettante volte rifiutato l’offerta, tenendosi stretto il suo numero 21, camuffando (è inutile nasconderlo) la leggerissima paura dell’immensa responsabilità dietro l’amore incondizionato nei confronti di quelle due cifre che, ad onor del vero, in casa Juve sono comunque cariche di importanza. L’ultimo ad indossare la casacca che fu di eccezionali calciatori, è stato Paul Pogba, che raccolse consapevolmente l’eredità di Tevez, il quale a sua volta non disonorò affatto aspettative ben più pesanti. Oltre al finale, ben noto a tutti, è importante ricordare come i primi tempi del francese con indosso quella maglia non furono di certo semplici. Abituarsi a giocare con un macigno così grande richiede del tempo e l’attuale centrocampista dello United lo comprese praticamente subito. Per un periodo, infatti, fu costretto quasi ad esorcizzare la sfida di cui egli stesso si fece carico disegnando un ”5+” affianco all’1, in modo da ricreare il numero della sua precedente casacca.

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I TEMPI NON SONO ANCORA MATURI…

E quindi, il ”quasi neo giocatore della Juventus”, può essere pronto a farsi carico di un peso così importante? In tutta onestà i tempi non sono ancora maturi e lo stesso giocatore dovrebbe anzitutto completare il proprio percorso di crescita per poter effettuare un salto così grande. Sicuramente nel corso di questi anni ha dimostrato personalità, anche se un po’ a intermittenza. Il suggerimento, quindi, è di aspettare, lasciare quella prestigiosa casacca lì, come la spada di re Artù, in attesa del suo legittimo proprietario, di colui che possa onorarla e vincere mentre la indossa con fierezza. Meglio così piuttosto che concederla a qualsiasi ragazzino con l’esclusiva intenzione di mettersi in mostra. La strada per ”il Berna”, però, è già ben spianata: la Juventus ha bisogno di un numero 10 italiano, che si faccia carico della causa bianconera e ne porti il nome il più in alto possibile. E poi, anche se ovviamente all’epoca le normative sui numeri di maglia erano differenti, neanche Del Piero iniziò stabilmente con il numero 10 sulle spalle. Sappiamo poi com’è andata a finire…

 

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