La pioggia di Udine delinea qualche difetto della Juve

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Dal campo bagnato di Udine sale un profumo insistente: quello di occasione persa. Era abbondantemente alla portata, ma tanti motivi l’hanno lasciata scivolare nella pioggia friulana. Certo, difficilmente è preludio a una tempesta: ma gli spunti di riflessione ci sono e sono pregnanti.

MENTALMENTE INSTABILI, MA…

Primo tra tutti: questa Juventus, mentalmente, è instabile. Il campionato, evidentemente, non riesce più a dare stimoli costanti (Preludio di una necessità di cambiare, magari partendo dalla panchina?).

Non siamo abbagliati dai fumi del pareggio: è una costante, quasi. La Juve, questa Juve, ogni tanto decide di prendersi una domenica di riposo. I due tiri in porta bastano e valgono più di tante parole.

È, questo, desiderio di perfezione e sublimazione. Probabilmente, però, i bianconeri stanno già facendo il massimo. D’altronde siamo a marzo, il fatidico marzo, e le cose stanno andando più che bene. Lo sforzo, semmai, dovrà essere fatto sul mercato estivo.

GLI ANGOLI BUI DEL CALCIOMERCATO

marottaEcco, è questo un altro punto: il mercato estivo, l’ultimo. I bagliori di Higuaín, colpo da sogno e sognato a lungo, hanno coperto alcuni angoli bui. Il più evidente, non diciamo niente di nuovo, è il centrocampo: perso Pogba, non è stato sostituito.

Troppa fiducia in due giocatori con evidenti limiti fisici, Marchisio e Khedira, e in qualcuno che ha tradito le aspettative, come Lemina.

Il modulo con le quattro punte è evidentemente un modo, forse l’unico, per rimediare a un peccato originale grossolano. Come tutti i rimedi in corsa, tuttavia, ha le sue conseguenze.

Le alternative, praticamente nulle, sono la dimostrazione più evidente del carattere improvvisato di questa soluzione. Va dato merito a Massimiliano Allegri, meno alla società. Errori di valutazione che possono capitare, ma che rischiano di segnare le stagioni.

IL “NUOVO” DYBALA

L’altra conseguenza negativa del 4-2-3-1 ha un nome, un cognome e la numero ventuno. Paulo Dybala s’è piegato, modellato, costretto in un nuovo ruolo: totale, totalizzante. È il centro gravitazionale del gioco bianconero.

Ciò comporta, principalmente, un preoccupante distacco dalla zona calda. Vederlo a centrocampo, per quanto può essere segno della sua abnegazione, è una perdita collettiva. Il talento di Dybala, immenso, va sfruttato per far male.

Poi, siamo d’accordo: Paulo può fare molto di più. Può segnare di più, può fare più assist, può giocare meglio: ma perché ha potenzialità pressoché infinite. È il prototipo del calciatore per il quale vale la pena pagare il biglietto: non fa spettacolo, è lo spettacolo.

Ecco perché va messo nelle migliori condizioni possibile. Anche solo per il semplice motivo che, nonostante tutto, ha segnato dodici reti e servito sei assist (A proposito: la questione rinnovo è da risolvere quanto prima).

Torniamo al punto di partenza, o quasi: andrà fatto qualcosa sul mercato. Ora, ovviamente, c’è ben poco da cambiare: il vestito migliore, per adesso, è questo. Giusto insistere così, coscienti dei difetti che l’abito può evidenziare, a tratti più o meno regolari.