La pagliuzza, la trave e il parlare a tutti i costi

La pagliuzza, la trave e il parlare a tutti i costi


Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. Questo è forse l’aforisma più famoso in assoluto di Oscar Wilde, che probabilmente tutto pensava tranne che sarebbe diventato quasi uno slogan moderno in ambito pubblicitario e sportivo. Visti i recentissimi fatti, oggi lo proviamo a declinare in due momenti diversi della settimana bianconera

FIRENZE, ARBITRI E SQUALIFICHE

La partita contro la Fiorentina è costata alla Juve la quarta sconfitta stagionale in campionato, tutte fuori casa, tutte contro avversarie importanti tranne il Genoa, e non ce ne vogliano i tifosi del Grifone. La Juve quest’anno o vince o perde, non abbiamo ancora mai pareggiato in campionato (in Champions sì, due volte), e nell’era dei tre punti non è così male. Sono meglio una sconfitta e una vittoria che due pareggi, anche per quel che può significare dal punto di vista della spinta emotiva a livello di rivalsa. Sebbene in ben 3 partite su 4 sconfitte la Juve abbia avuto evidenti episodi contrari (il gol valido di Pjanic a Milano, il fallo al contrario su Alves e un rigore non dato a Genova, il fallo in avvio di azione dell’1-0 e ancora un rigore per fallo di mano a Firenze), la lucidità del Mister, dei giocatori e degli addetti ai lavori è stata quella di concentrarsi sulle prestazioni negative, Genova e Firenze soprattutto, piuttosto che recriminare per episodi quantomeno dubbi. Giusto, bene, bravi. Non vogliamo alibi, li lasciamo agli altri. Eppure un bel po’ di fastidio tra ieri e oggi nasce dalle grida allo scandalo per la mancata squalifica di Allegri dopo presunte frasi dette al quarto uomo, con le testate giornalistiche principali, cartacee, web e televisive, che parlano di un “Allegri graziato”. Ovviamente non si fa quasi riferimento agli episodi di cui sopra, perché si sa che quando c’è di mezzo la Juve va bene solo se gli arbitraggi sono contro, e si riesce a trovare sempre comunque qualcosa a favore. Chi di noi non ha pensato almeno una volta “se gli episodi fossero stati al contrario, ci sarebbero state interrogazioni parlamentari”; e invece no, tutto normale perché gli arbitri sbagliano, ma il mister è stato graziato. E tra i più indignati, ci sono molti fiorentini. Della serie: è più facile vedere la pagliuzza nell’occhio di chi ci sta davanti che la trave nel nostro. Ma questo non farà che rafforzarci ancora, perché una sorta di motto juventino alternativo è ormai la frase storica di Gigi Buffon: “Siamo l’alibi di chi non vince mai”. Siamo sempre sulla bocca di tutti, nel bene o nel male, e questo rinforza noi e indebolisce gli altri

IL NUOVO LOGO

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Settimana caldissima per la Juve anche per il lancio del nuovo logo che ha scatenato inevitabilmente pareri discordanti anche tra i tifosi, come molte innovazioni spesso fanno, e una sorta di caccia alle streghe per tutti gli altri. C’è chi si limita a dire che è brutto, chi che è stato copiato, chi che è una pura operazione di marketing. E insomma sul web in questi giorni non si parla d’altro. Il risultato? Che la Società ha assolutamente centrato l’obiettivo. E’ diventato in poche ore il primo “marchio virale” di una società sportiva, ne parlano amici e nemici, in Inghilterra addirittura si sono sbilanciati a proporre al Manchester United un logo stilizzato ed essenziale sulla falsa riga del nostro. Un logo nuovo, futuribile, molto social per come la vediamo noi che piacerà moltissimo alle nuove generazioni, perché la vittoria più bella è sempre la prossima, perché se ti fermi a guardare il passato non vai avanti mai. Le tradizioni verranno portate avanti dalla famiglia Agnelli, dai giocatori, dal nostro splendido museo, e saranno le spalle dei giganti su cui si poggerà il nostro futuro. E siccome molti dei nostri avversari ormai non hanno altro di che parlare se non di noi perché le loro squadre arrancano, ecco che si cercano anche qui fantomatiche pagliuzze negli occhi, nei invisibili, piccole imperfezioni a cui attaccarsi. Ma questo ci fa solo più belli. E più forti.

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)

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