Se io fossi Allegri

Se io fossi Allegri


Questa mattina ci siamo svegliati con questo pensiero. Che crediamo passi nella testa di qualunque tifoso di qualunque squadra di calcio, almeno una volta al giorno (e siamo stretti), anche quando si vince, per arrivare a essere quasi chiodo fisso quando le cose vanno un pochino storte. Parafrasando un pochino il grandissimo Maurizio Mosca il pensiero è più o meno questo: “Ah, se io fossi Allegri”!

QUANTE FORMAZIONI

In effetti, oltre che a pensarlo, lo abbiamo anche sentito e ascoltato in tutte le salse il pensiero del tifoso, che comunque ha sempre la sua formazione tipo: perché ha sempre un giocatore preferito, quello che invece non può vedere, un modulo preferito, uno schema che può essere perfezionato. Quasi nessuno viene risparmiato dal giochino del “taglio facile” appena una partita viene giocata così così, al rischio di prendere cantonate madornali. “Secondo me Marchisio nel ruolo di Pirlo non può giocare”; “Tevez non entrerà mai nel cuore dei tifosi”; “Bonucci è sopravvalutato, lo abbiamo pagato 15 milioni per farci perdere le partite”; “Khedira non sarà mai determinante”. E via di seguito, fino agli estremi “io quello non lo voglio più vedere”. Certo, ci sono anche le considerazioni giuste e ci mancherebbe, ma sullo stesso giocatore chiedete a 10 persone diverse e avrete almeno 7 pareri o comunque sfumature differenti. E poi via coi moduli, meglio il 3-5-2 conosciuto a memoria, no in Europa è meglio il 4-4-2, non abbiamo i giocatori per il 4-3-3, perché gioca Tizio e non Caio, per poi chiudere con l’immancabile “io farei così”, o meglio ancora “Allegri deve fare così”. Il bello delle chiacchiere da bar è che sono, per l’appunto, chiacchiere da bar, e tali dovrebbero rimanere. Ognuno dice giustamente la sua e si immagina il risultato con la sua formazione vincente

UNA SCIENZA NON ESATTA

D’altronde il calcio, per fortuna, non è una scienza esatta e non è possibile sapere con certezza cosa sarebbe successo se in una partita avesse giocato Dybala al posto di Cuadrado, Marchisio al posto di HernanBanner_editoriale_Dario_Ghiringhelli1es, Benatia al posto di Bonucci. Magari si sarebbe evitata una topica personale, ma ce ne sarebbe potuta essere un’altra. Ovviamente sempre nella convinzione che la nostra scelta sarebbe stata miglriore di quella effettivamente effettuata. E poi quante volte un giocatore commette un errore marchiano per poi sfoderare una giocata vincente. Il fatto vero è che ci sono persone, che sono professionisti nel loro settore, che sono lì per fare quelle scelte che noi ci divertiamo a lasciare al vento, e ad assumersi le responsabilità delle conseguenze, nel bene e nel male. Sapendo anche di dover stare al gioco crudele per cui quando tutto va bene o fai le scelte giuste hai fatto solo il tuo dovere ma se le cose non girano è solo colpa tua. Un po’ la filosofia dell’”abbiamo vinto” e del “ha sbagliato tutto”. Si vince sempre insieme, perde sempre uno solo. Oltre che assurdo, è quantomeno improbabile.

In questo periodo più che mai sentiamo tanti “ah se io fossi Allegri”. Dopo le sconfitte clamorose come quelle di domenica, inevitabile, ma anche dopo le vittorie, spesso anche dopo vittorie importanti come quella di Siviglia. Siamo sicuri che il ritornello ci sarebbe anche con qualcun altro in panchina, o se preferite con chiunque altro. Per renderla legge universale, sostituiamo il nome del l’allenatore con un termine più generico: “Ah, se io fossi il Mister!” e via alle chiacchiere da bar.

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)

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