Il “crack” Bonucci fa sciacquare la bocca ancora una volta

Una palla vagante dai 25 metri, una rincorsa lunga, un sinistro inaspettato, nonché insperato, che impatta con prepotenza un pallone che va ad insaccarsi senza pietà nell’angolino basso. E poi sì, “sciacquatevi la bocca”, perché Leonardo Bonucci, ancora una volta, dimostra di essere un giocatore fenomenale, sia dal punto di vista tecnico che della personalità.

Non a caso Pep Guardiola, dopo l’andata degli ottavi finali tra Juventus-Bayern Monaco, pareggiata 2-2 allo Stadium, commentò nel post-gara: “Bonucci è uno dei miei giocatori preferiti da sempre”. E se a dirlo è l’allenatore numero uno al mondo, significa che sei sicuramente tra i difensori più forti in circolazione.
Non a caso, tra l’altro, durante l’estate si sono diffuse alcune voci circa un forte interessamento del City nei confronti del difensore juventino, proprio con l’avvento del tecnico spagnolo sulla panchina dei citizens. 

“È UN CRACK”

boccaNell’inferno dello stadio Ramón Sánchez-Pizjuán, per la Juve non è stata assolutamente una passeggiata. La prestazione dei bianconeri si è dimostrata abbastanza opaca, soprattutto dal punto di vista del gioco, ma Leo, come al solito, è riuscito a fare la differenza procurandosi prima il rigore del momentaneo pareggio – messo a segno da Marchisio – e poi segnando il vantaggio con il colpo magico estratto dal cilindro.
Il quotidiano sportivo As, a tal proposito, lo definisce un “crack” e un “giocatore monumentale”.

All’intervista su Mediaset nel dopo partita, Bonucci dichiara: “Non ho pensato a quel pallone, volevo tenerla bassa e ho sparato. Un gol pesante, bello realizzarlo, da un po’ non segnavo, soddisfazione doppia questo gol”. E poi, sul suo ruolo da leader, aggiunge: “Ci tenevo a fare goal in Europa, essere leader non dipende dal gol, un lavoro quotidiano, lo spogliatoio ti riconosce tale, alla Juve, tanti leader e tanti campioni, correndo e soffrendo”.

LEADER IN CAMPO, ULTRAS SUGLI SPALTI

boccaIn una serata pronosticata difficile, in cui sono mancati Barzagli, Dybala, Higuain, tutti giocatori dotati di una certa personalità, Bonucci è riuscito a caricarsi da solo la squadra sulle spalle e a prendersi con determinazione la responsabilità di quella rincorsa e di quel tiro che ha regalato la qualificazione agli ottavi alla Vecchia Signora.
Non è la prima volta che accade, visto che tra i 18 goal realizzati con la casacca bianconera, quasi la metà sono risultati decisivi, dimostrando di sapere essere anche un difensore goleador. Il goal più memorabile è sicuramente quello segnato in casa contro la Roma il 5 ottobre 2014 che regalò la vittoria alla Juve e la fuga dai giallorossi.

Ma Leo non è solo leader in mezzo al campo. È juventino nel suo DNA, altrimenti non si spiegherebbe la sua tenacia e la sua voglia di vincere ogni partita. A dimostrarlo è soprattutto la sua volontà di incitare la squadra, quando è indisponibile, in curva Sud, accanto ai tifosi, facendo di lui un vero e proprio ultras.

E pensare che fino a pochi anni fa, gli “esperti” del calcio lo definivano un “bidone” e che “quello buono era l’altro”, ossia Ranocchia, suo ex compagno di difesa al Bari.
Ma adesso che è nell’élite del calcio, sappiate, o voi millantatori, che sciacquarsi la bocca davvero non è mai così vano.

 

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