L’analisi tattica di Juventus-Pescara: ottimo centrocampo, porta inviolata dopo 5 partite

Dopo la sosta, l’attesa per il ritorno in campo della Juventus era tanta. Un match, storicamente, complicato; più per il rientro dalla settimana di stop, che per il blasone dell’avversario, con tutto il rispetto dovuto al Pescara. La squadra di Allegri non tradisce, annientando l’avversario con un sonoro 3-0.

La partita

Inizio un  po’ timido della Juventus che prova, come usuale, ad impostare l’azione con il giro palla arretrato. Con pazienza, i bianconeri cercano di costruire le proprie occasioni, lasciando spazio però a qualche (rara) ripartenza. Pericolosa quella di Caprari che di fronte a Neto mette fuori, disturbato da Rugani. Il vantaggio bianconero non tarda ad arrivare: Khedira si inserisce centralmente entrando in aera, uno-due con Mandzukic e grande esterno sul palo lungo di Bizzarri. 1-0. La prima frazione di gioco si esaurisce senza più grandi emozioni. La Juve ingrana una marcia decisamente più alta nella ripresa: pressing alto e sana cattiveria. Il risultato è immediato: Sandro va al cross, Khedira di testa innesca Manzukic che batte facilmente il portiere avversario. Il triplo vantaggio è merito di Hernanes che fa valere le proprie doti balistiche, gran tiro da fuori area e 3-0. Gli ultimi minuti sono un monologo a tinte bianconere. Nota lieta è l’ingresso del giovanisso Kean, primo classe 2000 ad esordire in Serie A. Evra salva la porta di Neto a pochi minuti dal termine, respingendo quasi sulla linea. Dopo 5 partite in cui subiva gol, la Juventus riesce a mantenere la porta inviolata.

Moduli a confronto

Per arginare i bianconeri, Oddo decide di schierare un modulo speculare, optando per la difesa a 3. Un 3-5-2, allegriquello abruzzese, che però si evolve spesso in un 3-4-3, con Memushaj impegnato a dare appoggio alle punte e dar fastidio al primo portatore di palla juventino. La Juventus non si stravolge, con il “solito” 3-5-2, tenta di assumere il controllo del gioco con il giro palla coinvolgente i difensori. La presenza delle due punte pesanti ed il pressing su Hernanes autorizzano a cercare la giocata lunga, con Bonucci ad occuparsene; a turno Mandzukic e Higuain provvedono alle sponde per centrocampisti ed esterni. Proprio da una un’ottima combinazione tra la punta croata e Khedira nasce, infatti, il gol del vantaggio del tedesco. La mancanza di Dybala si fa sentire, ma il doppio ariete è un’arma importante per il tecnico toscano, che può contare sugli inserimenti centrali dei centrocampisti.

Centrocampo

Le corsie sono speso intasate ed affollate, per questo si rendono necessarie le giocate individuali; Alex Sandro è, come sempre, molto intraprendente, cercando spesso il cross per sfruttare le doti aeree degli attaccanti. Dall’altra parte, l’ingresso di Cuadrado (che rileva Lichtsteiner) dona vivacità, ma meno copertura. Diversa è alex sandro juventus 2016l’interpretazione: il brasiliano scambia spesso la posizione con Asamoah, avvezzo al ruolo di esterno; il colombiano è invece padrone della sua fascia, duettando più con Rugani. Infatti l’interno destro, Khedira, si occupa più degli inserimenti centrali. Hernanes, in regia, è autore di un’ottima prestazione. Spesso importante nell’interdizione, partecipa efficacemente alla manovra offensiva; alimenta le manovre d’attacco juventine, arrivando anche a concludere in più di una occasione, fino al grandissimo destro con cui trova il gol del 3-0. La sua posizione, più avanzata del solito, permette ai bianconeri di prolungare le proprie offensive, mettendo in difficoltà gli abruzzesi. Orfano di Pjanic e Marchsio, il centrocampo, spesso al centro delle critiche, offre una prova di qualità e sostanza. Fondamentale, ancora una volta, l’equilibrio e la corsa di Khedira che cuce il gioco, accompagnandolo dalla fase difensiva a quella offensiva.

Attacco

Buona la prova degli attaccanti. Higuain non trova la via del gol, ma si rende utilissimo. Gioca tantissimo con la squadra, dando una grande mano in fase di impostazione; tante utili sponde al servizio dei compagni. Negli ultimi minuti si fa sentire anche in fase difensiva, dando una mano a centrocampo e difesa. Mandzukic corre sempre su ogni pallone e trova anche la marcatura. L’intesa tra i due vive di luci ed ombre, qualche ottima combinazione intervallata da momenti in cui il duetto latitava. I due, comunque, si integrano molto bene: se il croato fa la prima punta, si abbassa l’argentino e viceversa. Una cosa pare certa: la doppia punta pesante è una soluzione e non un ripiego.

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