Non siamo abituati a perdere (e per fortuna)

Non siamo abituati a perdere (e per fortuna)


Il Derby d’Italia si è chiuso così, con un 2-1 per i nerazzurri che forse nessuno immaginava né avrebbe immaginato, a maggior ragione dopo la caduta degli uomini di De Boer in casa solo tre giorni fa contro i semi semisconosciuti israeliani dell’Hapoel Beer Sheva. Quella era però una formazione molto diversa da quella di stasera, senza tutti gli uomini migliori dell’Inter. E quelli che c’erano devono aver accumulato più rabbia sportiva di quella che avevano i nostri dopo il pareggio col Siviglia

FORMAZIONE DIFFERENTE – dopo la gara di Champions Allegri è stato molto criticato per non aver schierato Pjanić dal primo minuto. Col senno di poi, vedendo come menavano quelli del Siviglia, potrebbe non essere stata una scelta proprio campata per aria. Chiedere alle caviglie di Dybala e compagni per conferma. La prestazione, nonostante le critiche iperboliche, non era stata affatto male, come ha sottolineato anche Khedira sui suoi profili social, con almeno cinque palle da gol nette proposte durante un match dove gli spagnoli si sono rinchiusi a riccio davanti alla porta. Stasera Pjanić dal primo minuto c’era eccome, nella nuova posizione in cui lo vede Allegri ovvero quella di regista basso davanti alla difesa, con Asamoah interno di sinistra. Anche Mandžukić per Higuain tutto sommato sembrava un cambio scritto: Gonzalo tolta la traversa non ha brillato nel match infrasettimanale. Ebbene qualcosa non ha funzionato lo stesso, o forse è andata anche peggio visto che le occasioni si sono contate col contagocce e con la palla tra i piedi si aveva la sensazione che ben pochi sapessero cosa fare. Il primo tempo ha visto un lievissimo predominio nel possesso palla, ma di pericolosità neanche l’ombra. Mandžukić servito poco e male, spesso a fare sportellate troppo lontano dalla porta per poter essere pericoloso, lui che per caratteristiche i gol li fa quasi tutti da dentro l’area.

MERITI E DEMERITI – Chi si aspettava un’Inter allo sbando si sbagliava di grosso. Gli uomini di De Boer hanno sfoderato la migliore prestazione in assoluto fin qui, e non è la prima volta che la Juve fa questo effetto sugli avversari. Quello che stupisce piuttosto è stata la pochezza, o la mollezza, degli uomini di Allegri, che hanno vinto pochissimi contrasti, arrivavano spesso secondi sulle palle vaganti, e che soprattutto hanno subito l’ennesimo gol su palla inattiva. Passati in vantaggio con Lichtsteiner, subire il gol alla prima controffensiva di sicuro non aiuta, se in più arriva da corner e dall’uomo che sei sicuro di dover marcare allora qBanner_editoriale_Dario_Ghiringhelli1uel che manca è davvero l’attenzione, o la concentrazione, o un misto delle due. Icardi contro di noi segna sempre, sempre, dai tempi della Samp e di quella sconfitta allo Stadium in 11 contro 10 che ancora brucia nella memoria. Eppure a ogni partita contro l’Inter non si riesce a fermarlo. Siamo sicuri che in questo Allegri non c’entri nulla. Sbagliato tenere fuori Higuain fino al 70? forse; ma in partite così andrebbero sostituiti in 5-6, non è che la colpa sia di Mandžukić. Dybala al momento è il cugino brutto del fenomeno dello scorso anno, Khedira inizia ad accusare le troppe (per lui, per ora) partite consecutive e fallisce anche stasera almeno un’occasione clamorosa, forse l’unica per la Juve a parte il gol, soffiando la palla tra le braccia di Handanovic solo soletto in mezzo all’area. L’unico davvero in palla stasera è sembrato Alex Sandro, autore di una prestazione sontuosa, dell’assist per il gol, di tane altre discese che hanno costretto spesso al fallo gli avversari e all’espulsione per doppio giallo Banega. Tutti gli altri scontri diretti sono stati persi o quasi.

Siamo solo alla quarta di campionato, un minimo di rodaggio ci vuole. L’anno scorso di questi tempi navigavamo in zona retrocessione, quest’anno siamo a 3 vittorie su 4 e una sconfitta a san Siro, comunque, ci sta. L’Inter non era quella di giovedì e forse non sarà nemmeno quella di stasera, ma è comunque una rivale per lo scudetto. Chi pensa il contrario, o pensava di vincere 38 partite di campionato più tutte quelle di Champions, deve rientrare in fretta da Utopia. Ma la Juve deve dimostrare che le parole spese in estate hanno un riscontro sul campo. Coi fatti e le prestazioni.

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)