Varianti tattiche e convivenza, la Juve ruota attorno a Higuain e Mandzukic

Varianti tattiche e convivenza, la Juve ruota attorno a Higuain e Mandzukic


Ci sono dei momenti in cui tutti gli “addetti ai lavori” che ruotano attorno al mondo del calcio sembrano diventare degli inesperti giovanotti alle prime armi. Arriva un attaccante, ne va via un altro: dove sta scritto? Da nessuna parte, se il nome in questione è quello di Mario Mandzukic. Il preferito di Allegri, l’uomo dai pochi gol ma dalla enorme sostanza e cattiveria agonistica: se andasse via lui, bisognerebbe fare un altro investimento di un certo livello per colmare la lacuna, e il problema si ripresenterebbe allo stesso modo. Chi va in panchina? Non avrebbe senso.

COESISTENZA POSSIBILE. Basta con le chiacchiere allora: è arrivato Higuaìn, viva Higuaìn. Ma Mario Mandzukic non si tocca, anzi resta, anzi magari gioca assieme al Pipita. Nella storia del calcio ci sarà pure stato qualcuno che abbia giocato con due punte “vere”, d’altronde basta ricordare i continui rimproveri di Allegri al croato, spesso colpevole di “svuotare” l’area di rigore, per capire che una coesistenza tra i due non è affatto impensabile. Higuain è un attaccante di tecnica e profondità, Mandzukic di posizione e forza: il primo va verso la porta, il secondo viene incontro e fa sponde, magari con un trequartista alle spalle (Pjanic o Pjaca), naturalmente in caso di assenza di DybalaBanner-Editoriale-Gennaro-Acunzo

LE VARIANTI TATTICHE. Le soluzioni tattiche fino ad oggi provate da Allegri sono due: l’arcinoto 3-5-2 e il ritrovato albero di Natale, che comporterebbe naturalmente l’impiego della difesa a quattro. Nel primo caso, fermo restando Dybala seconda punta, è forse Mandzukic l’attaccante più adatto, perché la squadra farebbe perno attorno a lui inserendo a turno gli esterni ed i centrocampisti. Nel secondo caso, la stessa posizione in campo dei giocatori determinerebbe un gioco più verticale, in cui Higuain sarebbe la punta perfetta dato che il “collega” croato non ha nello scatto breve il suo pezzo forte, mentre l’argentino è più abituato a giocare “da solo” in attacco.

WORK IN PROGRESS. Trattasi di distinzioni sottili, perché si parla pur sempre di grandi giocatori e dunque adattabili: ma siamo più propensi a immaginare un 3-5-2 con Higuain al fianco di Dybala o dello stesso Mario, anziché un 4-3-2-1 con Mandzukic punta centrale. E’ probabile che il tecnico bianconero provi altre soluzioni, in particolare se dovessero arrivare Witsel o Matuidi al posto del partente Pogba: in quel caso si potrebbero ipotizzare anche soluzioni che vanno dal 4-2-3-1 al 4-3-1-2. Ma siamo solo a luglio, c’è ancora tempo per sperimentare.

QUESTIONE DI BARICENTRO. Ciò che conta sono naturalmente i principi di gioco, più che le posizioni in campo, ma un dato sembra inoppugnabile: la Juve 3.0 di Allegri terrà un baricentro molto più alto rispetto all’anno scorso, quando giocatori come Cuadrado e Morata garantivano un ribaltamento rapido dell’azione. La squadra oggi ha aumentato il suo tasso tecnico, e ciò dovrebbe tradursi in un maggior possesso palla, tenendo presente anche la grande qualità e la propensione offensiva di esterni come Alex Sandro e Dani Alves che appoggeranno costantemente l’azione. Ma comunque la si voglia vedere, sarà sempre meglio avere la grinta di Mario Mandzukic nel motore bianconero: e il primo a saperlo è proprio Max Allegri.

Gennaro Acunzo

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