Rubinho, il portiere più titolato, dopo Buffon

Succede di fissarsi sul numero 34 da qualche giorno, se la fede pallonara è juventina. Il retrogusto della festa di lunedì è persistente, come quello dei grandi vini piemontesi; si aprono i giornali ed è tutto un fiorire di 3 e di 4 affiancati ( eccezion fatta per La Stampa, per essa sono 32, ma notoriamente è conosciuta dai torinesi come La Busiarda!). Estraniandosi in un gioco della mente, viene da chiedersi chi sia il giocatore della rosa bianconera con la maglia 34 indosso. Risposta: è il terzo portiere, al secolo Rubens Fernando Moedim, più semplicemente Rubinho. L’idea di metterlo in evidenza è immediata, degno riconoscimento della sua presenza.

CgQcXz7WwAIoCKWRubinho è un ’82, ha 34 anni (toh, che combinazione), ha vestito nel suo Brasile la maglia del Corinthians, con la quale ha esordito in prima squadra a 19 anni e giocando nella squadra paulista 34 partite. Proprio così, 34 gare e se poi pensiamo che il Corinthians è bianconero, allora siamo di fronte ad un esempio di predestinazione.

Non sempre la sua tenacia e costanza, caratteristiche riconosciutegli dagli addetti ai lavori, sono messe esclusivamente al servizio dell’agonismo. Rubinho infatti deve combattere lungamente con problemi alla spina dorsale (ernia cervicale) che ne limitano fortemente il rendimento, costringendo spesso il nostro a non essere convocabile. La schiena è fondamentale per un portiere, ne sa qualcosa Gigi Buffon, miracolo vivente, dopo un’operazione che avrebbe reso menomato chiunque di noi.

Rubinho transita già una volta dalle parti della Mole, ma in granata ed in serie cadetta. Poi, nel 2012 la Juventus si fa avanti e gli propone un contratto annuale per affiancare Storari alle spalle di Buffon e da Vinovo non si muove più fino ad oggi. Rinnovi di contratto di anno in anno che testimoniano il valore del portiere e l’apprezzamento dell’uomo.

In quattro anni Rubinho scende in campo solo due volte, partendo dalla panchina. Seduto (si fa per dire) in panchina,  riesce a trovare anche il modo di farsi espellere. Succede a Roma alla seconda giornata in un pomeriggio da incubo. In quattro anni, la sua funzione è quella dell’uomo spogliatoio, cosa per niente scontata ancorchè apparentemente semplice. Per quattro anni lo si vede impegnato a lungo in fase di riscaldamento, come se da lì a poco dovesse toccare a lui e non a Gigi. Questione di professionalità e di… Juventus.

Gioca poco, Rubinho, quasi mai; eppure è dopo il numero 1 compagno di squadra, il portiere in attività nel nostro campionato, più titolato. Nessuno può vantare 4 scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe italiane, come lui. Quando si dice giocare nella Juve, o non giocare ma farne parte, che è poi la stessa cosa. Ed è facile ritrovarsi ad avere più scudetti personali di quanti ne abbiano il Napoli, la Roma, la Lazio.

Ora che la Juve è pentacampione con matematica certezza, sarebbe bello che mister Allegri concedesse un’opportunità a Rubens Fernando Moedim, in arte Rubinho, affinché il riscaldamento pre-partita non sia fine a se stesso. Ora per di più che Neto sta contribuendo a gonfiare il numero degli infortunati di stagione, con il serio rischio di perdere la finale di Roma. E se a Roma toccasse proprio a Rubinho, di anni 34 come gli scudetti, proveniente dal Corinthians, bianconero come la Juventus? A Massimiliano Allegri l’ardua sentenza.

 

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