L’importanza di chiamarsi Mandzukic

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È tornato il guerriero. Mai come nella sfida europea contro il Bayern Monaco, la Juventus e i suoi tifosi hanno capito quanto Mario Mandzukic siaimportante per la squadra. Il croato, arrivato in sordina (a differenza di Dzeko), è stato bollato troppo presto come pacco. Facile dirlo, non sapendo, però, che dietro le prestazioni insolite dell’ariete c’era un’infezione al gomito, che gli aveva causato, nella prima parte di stagione, non pochi problemi.

GRINTA AL SERVIZIO DELLA SIGNORA – E poi la svolta. Non soltanto i gol, sempre pesanti, ma prestazioni piene di personalità e grinta. Il croato ha praticamente strappato subito il posto a Morata come attaccante titolare di fianco a Dybala. L’argentino e Mandzukic si completano: l’uno dà freschezza, gioventù e tecnica, l’altro forza fisica e carattere. La sua assenza forzata di un mese si è fatta sentire parecchio: contro il Bayern sono ritornati in campo l’ascia e lo scudo, per difendere la Signora da eventuali pericoli incombenti.

SPECCHIO DELLA SQUADRA – L’immagine di Mandzukic che va testa a testa con un non poco spaventato Lewandowski è lo specchio della Juventus. I bianconeri giocano con il coltello fra i denti, sono spietati, cercano di ammazzare l’avversario in tutti i modi possibili e di colpire in qualsiasi istante. La Juve del primo tempo contro il Bayern non era quella vera, era molle, paurosa, aggettivi che non le appartengono. Nel secondo tempo i senatori si sono fatti sentire, mostrando cosa significa per davvero il motto “fino alla fine”. La Juve non muore mai. Mandzukic ha preso per mano la squadra, ha lottato, sgomitato, servito l’assist per Dybala e il passaggio decisivo per il cross di testa di Morata, ma la sua prestazione è andata oltre alle doti tecniche. Ciò che ha mostrato Mario è che alla Juve non servono fighette, ma giocatori veri, di carattere, che non hanno paura di niente e nessuno. E così deve essere, da ora fino al termine della stagione. Mandzukic come esempio per continuare ad avere fame, non mollare nulla e sognare traguardi che, qualche mese fa, sembravano mere utopie.

Luigi Fontana (@luigifontana24)

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