Campionato più bello del mondo: la Serie A e le sette sorelle in versione 2.0

Campionato più bello del mondo: la Serie A e le sette sorelle in versione 2.0


Più bello perchè più combattuto, ma anche più incerto e, di conseguenza, molto più equilibrato. E’ questo l’univoco ed unanime giudizio che i tifosi d’Italia accettano dopo aver assistito ai primi dodici episodi della più grande serie tv a puntate italiana: ovvero il campionato di Serie A.

LA JUVE NON ABDICA, MA LASCIA SPAZIO – Non c’è la Juventus a dettare legge, divenuta addirittura noiosa nella sua straripante forza ammirata negli ultimi anni, nonchè principale causa del calo di foga generale dovuto al più classico dei fattori, che più o meno suona cosi: se non si è all’altezza degli avversari allora non rimane altro che attendere, speranzosi, tempi migliori. Ecco, oggi questi tempi del riscatto sembrano proprio essere giunti, un po’ come se incarnassero la fonte della democrazia capace di regalare, ma in alcuni casi di far tornare (è il caso di dirlo) parola in merito a tutti. Sono tanti, difatti, i tifosi che nel proprio animo adesso si sentono autorizzati, ed a ragione, a sguainare la spada riposta per tanto tempo nel fodero impolverato ed a riprendere dimestichezza con parole cadute col tempo nel dimenticatoio o, peggio ancora, vietate manco fossero bestemmie. Scudetto, naturalmente, è quella a cui si fa riferimento.

LE SETTE SORELLE CHE FURONO – E in un certo senso è anche più affascinante così. Anzi, decisamente lo è. Probabilmente i giovanissimi non la ricorderanno, ma circa vent’anni fa si assisté all’epoca delle sette sorelle del campionato italiano. Queste erano la Juventus, le milanesi Milan ed Inter, le romane Roma e Lazio, oltre che Parma e Fiorentina. Squadre composte da campioni (quelli che, per intenderci, associavi inevitabilmente come nel caso di Batistuta alla viola), condotte da tecnici preparati e, soprattutto, detentrici di ingenti capitali societari legittimi e non (si pensi ai crack Cirio e Parmalat). Ora, chiaramente, gli emiliani non ne fanno più parte per ovvie ragioni fallimentari ma, al loro posto, un più che degno Napoli appare certamente in grado di dire la sua oggi, ed accaparrarsi il titolo di “sorella” in virtù dei risultati maturati sul campo. La lotta al tricolore, dunque, torna improvvisamente a farsi incerta, appassionante. I campi su cui sino a non troppi mesi fa si finiva col passeggiare sono adesso tornati ad essere caldi, delicati, vero e proprio pericolo per chiunque, in cui diviene facile addirittura lasciarci eventualmente le penne (ed i punti). Un tutti contro tutti delle società che contano, dei colori sociali storici che possono vantare in bacheca qualcosa che luccichi di verde, bianco e rosso anche se in diverse e, confrontandole, anche sproporzionate quantità. Ma la storia è storia ed il giorno d’oggi, per come ce la presenta il campo, appare ben altra cosa. Chiaro che, ad ogni modo, esiste una gerarchia anche all’interno delle “nuove” sette sorelle e che non tutte possono godere allo stesso modo dei favori dei pronostici per la vittoria finale. Anzi, a dire il vero vincere il campionato, in questo momento, sembra affare di quattro o cinque compagini al massimo. Tuttavia ognuna pronta a recitare sino a maggio la propria parte, a lottare ed essere temuta anche da una sorella che ai nastri di partenza è stata definita “maggiore”. La sensazione che si possa perdere contro chiunque torna quindi a farsi breccia nelle coscienze degli appassionati del mondo pallonaro, ed alimenta la fiammella dell’incertezza, che in fondo piace a tutti perchè sana portatrice di sogni.

LE SETTE SORELLE DI OGGI – Il presente dispone dubbi ed incertezze continue, che si avvicendano giornata dopo giornata a causa dell’equilibrio e del maggiore tasso tecnico che finalmente tornano a riemergere in quello che, proprio sino al periodo delle sette sorelle, veniva considerato il campionato più bello del mondo senza possibilità di replica. Adesso c’è la Fiorentina bella e vanitosa, che gioca il calcio dell’arte e suona a meraviglia lo spartito del nuovo tecnico Sousa persino facendo, udite udite, a meno dei gol di Pepito Rossi atteso da una città intera come un salvatore di cui, tuttavia, ad oggi non vi è stato senza dubbio bisogno d’intervento. Rimarrà comunque arma di spropositata qualità da adoperare nel prosieguo della stagione, quando servirà il contributo di tutta la rosa. Il Napoli dell’umile Sarri, capace di far giocare e correre gli stessi uomini che furono del pluridecorato Benitez a mille ed a tratti anche a tremila, trainati da un Gonzalo Higuain formidabile e che ad oggi, più di tutti, incarna la figura (praticamente divenuta leggendaria con l’avvento della crisi tecnica italiana) del top player capace di risolvere le partite con un colpo da campione qual è. Del resto è il giocatore più forte della Serie A, non ci sono dubbi. C’è il ritorno dell’Inter dai meandri di recenti classifiche mediocri, impastata a dovere dal calcestruzzo della ditta Mancini-Thohir che non ha certo regalato un gioco spettacolare, ma ha saputo comunque dare alla squadra ciò che conta di più: solidità e concretezza, caratteristiche fondamentali per portare a casa le vittorie. Il Milan italianizzato ed altalenante del sergente Mihajlovic, che però in qualche modo sembra aver individuato il giusto binario su cui percorrere il proprio cammino sino a maggio, in attesa di far sua anche una personalità più forte e decisa col passare delle giornate. Naturalmente è presente la Roma, antagonista principale dell’ultimo decennio un po’ di chiunque: dall’Inter di Mourinho alla Juventus di Conte-Allegri. Quest’anno i giallorossi, però, dovranno vedersela con una concorrenza più folta, e chissà che questo non possa aiutare la banda di Garcia psicologicamente, a non abbassare la guardia e rallentare. Del resto risultati e gioco ci sono eccome. Rientra nella cerchia anche la Lazio che, nonostante non offra il gioco brillante espresso nel campionato 2014-2015, riesce comunque a mantenersi a galla egregiamente, anche in virtù delle individualità più importanti trattenute nel periodo di mercato. Infine la Juventus campione in carica, chiaramente, schiava di un ritardo importante dalla vetta ma che presenta nell’ultimo periodo una leggera crescita, che passa da due vittorie consecutive ottenute soltanto dopo il 3-1 di Empoli in questo campionato. La squadra di Allegri, in ogni caso, non può essere considerata già fuori anche dai giochi dell’Europa che conta. Anzi, ora più che mai è atteso l’arrembaggio.

DIFFICILE VINCERE ANCHE IN PERIFERIA – Le sette sorelle odierne sono tutte raggruppate nell’arco di nove punti. Nove punti che le aggrovigliano e le fanno dimenare alla ricerca di un posto al sole all’interno del cappello della classifica, pronte a darsi battaglia fino alla fine. Tuttavia, a rendere ancora più ricco e gustoso il piatto ci sono compagini ostiche come Sassuolo e Atalanta, fra le altre, che rappresentano campi difficili da espugnare nonchè realtà solide e, specie nel caso dei neroverdi, studiose del calcio dei grandi senza nascondere la voglia di divenire tali nell’arco di breve tempo. Del resto Squinzi lo ha già riferito: “L’obiettivo del Sassuolo inizialmente era una salvezza tranquilla, adesso è vincere il campionato”. Ora, al di là delle esagerazioni, ciò che interessa a questo pazzo campionato è il ritorno alla lotta al vertice di piazze storiche e declassate in secondo ed anche terzo piano nel corso degli ultimi anni. Dopodichè, quello che sarà delle realtà emergenti lo scopriremo certamente nel sequel di questa stagione. Per ora diciamo solo “bentornata, vecchia Serie A”. 

Rocco Crea (@Rocco_Crea)

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