Tricolore? "Si può fare". Cuore e ragione dicono che non è utopia

Tricolore? “Si può fare”. Cuore e ragione dicono che non è utopia


Nove punti separano la Juventus dalla vetta della classifica. Il distacco è tale da non poter e non dover spaventare una squadra che negli ultimi quattro anni ha lasciato le briciole agli avversari. Parte dell’ossatura della rosa è cambiata, ma è rimasta l’impalcatura italiana formata dai vari Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini e Marchisio e vi è una nuova generazione che, seppur inesperta e giovane, è dotata di un talento raramente visibile nel campionato di Serie A. Lottare per lo scudetto è dunque possibile? Il cuore porterebbe a dire di sì. La ragione anche.

CUORE – I due condotti portano ad una speranza, certamente non vivacissima, ma pur sempre esistente. A un club vincente come la Juve, d’altronde, basterebbe vedere appena una fiammella accesa per tentare di scatenare un incendio. Il muscolo cardiaco a tinte bianconere suggerisce che la voglia di sorprendere tutti con un rimonta paranormale, può superare ed essere più determinante dei vari problemi che affliggono al momento la Vecchia Signora: infortuni registrati con insolita frequenza, un’identità di gioco scomparsa, l’affidamento ai singoli nella speranza possano risolvere i match complicati, la buona gioventù in crescita continua, ma lenta. La soddisfazione di riemergere dalle ceneri e agguantare un tricolore insperato sarebbe enorme, soprattutto perché gli avversari viaggiano tuttora sulle ali di un entusiasmo dettato dal concetto: O quest’anno o mai più. La Juve può fallire una volta, ma dalla stagione prossima potrebbe tornare il solito monologo”. In un modo o nell’altro è sempre la Juve ad incutere timore agli altri.

RAGIONE – E la ragione? Ci sono tanti indizi che portano a pensare che la Juve possa tornare da un momento all’altro la solita schiacciasassi degli anni precedenti. Buffon in porta si conferma insuperabile (chiedere ai tedeschi del Borussia). La difesa, al netto di qualche errore individuale, è ritornata solida e i numeri delle ultime giornate fanno ben sperare. Un Chiellini presto più sereno, un Barzagli fenomenale e un Bonucci ormai consacrato tra i top, assicurano un futuro brillante; tutto ciò nell’attesa che Rugani possa mettere in difficoltà Allegri nelle scelte. Lo stesso tecnico, spesso criticato, storicamente riesce a far rendere meglio le sue squadre in rimonta, con inverni decisamente sempre più positivi rispetto ad autunni col freno a mano. Alex Sandro finalmente si è mostrato decisivo nell’occasione più importante (derby col Toro) e risulta essere una ottima alternativa alla sicurezza Evra. Lichsteiner è tornato alla grande e con un gol utile a scrollare tutte le paure del mese scorso. Khedira (nulla di grave il suo infortunio) e Marchisio migliorano, e non di poco, un centrocampo bianconero fondato sulla qualità di un Pogba lontano parente del fantasma di inizio stagione. Cuadrado è l’uomo in più e Dybala, Morata e Mandzukic hanno finora assicurato un equa distribuzione dei gol.

TANTI DIFETTI, MA AL RITORNO… – I difetti rimangono: in mezzo manca quella qualità che Hernanes non riesce a colmare; manca una punta da 20 gol che morda l’area di rigore. Poi la “questione fortuna” che soltanto a un minuto e mezzo dalla fine del Derby è sembrata esserci amica (senza però dimenticarsi del pegno pagato con la traversa di Bonnie qualche minuto prima). Ci sono anche dei pro da considerare: la Juve ha già giocato la maggior parte dei big match del girone d’andata in trasferta (Inter, Napoli e Roma) e al ritorno, potenzialmente, tutto potrebbe aver un grado di difficoltà minore. Nel frattempo, in attesa che si decreti il campione d’inverno, le sfide fratricide in vetta potrebbero ridurre il disavanzo in punti tra la Juve e la prima posizione.

“Va’ dove ti porta il cuore” oppure “La ragione è immortale, tutto il resto è mortale”. Cuore e ragione, indipendentemente dall’inclinazione filosofica che si intende seguire, portano allo stesso obiettivo: quel tricolore che non è solo utopia. Crediamoci. In silenzio e senza proclami, crediamoci. Come diceva Gene Wilder in Frankenstein Junior “Si può fare”. Senza gridarlo, è sufficiente ripeterselo in mente.

Mario Basilicò

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