Juve, lunga vita a Buffon, il "salvapanchina"...

Juve, lunga vita a Buffon, il “salvapanchina”…


Le testate obbligate a mantenere un profilo politicamente corretto sbrodoleranno tutta la retorica mozione dei sentimenti con l’intento di conferire dimensioni eroiche al pareggio strappato da una Juventus in inferiorità numerica anche reale sul prato del Borussia-Park; nulla di più falso.

I Campioni d’Italia sono incorsi nella spiacevole circostanza di dover soffrire le pene di un inferno durato quarantuno minuti, per responsabilità tutte proprie ed in larga parte ascrivibili alle scelte del loro stratega, che solo per la legge dei grandi numeri ogni tanto ne azzecca una. L’impiego a sorpresa di Lichtsteiner rientra a pieno titolo tra quelle premianti.

Il ritorno alla ribalta di Stefanello da Adligenswil, quaranta giorni dopo l’operazione cardiaca e vera boccata d’aria pura insufflata in questo calcio mediocre e malato, è altresì una delle poche cose belle raccolte dalla Signora color Gazzetta nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia. Le altre sono, nell’ordine: l’assist di Pogba; l’eterna immanenza di Buffon, e un punticino importante in ottica qualificazione al turno successivo.

Che il delfino di Francia fosse tornato vicino ai suoi livelli migliori lo si era abbondantemente evinto nel sabato del villaggio torinese, la trasferta tedesca ne ha confermato il pieno recupero, certificandolo con la deliziosa palombella servita al trenino elvetico nel remake di uno schema che, quando la Juve era la Juve, scaturiva dai piedi fatati di tale Andreino da Flero, in arte Pirlo.

Quanto al Gigione nazionale, cos’ altro aggiungere che già non sia stato detto o scritto? Con le prestazioni sbarra Toro e Gladbach ha letteralmente salvato la panchina del Maestro di serenità e pompato ossigeno salvifico nei polmoni di una zebra dall’ andatura sghemba e zoppicante.

La Juventus, a prescindere dalla fiscalissima decisione del sig. Kuipers, aveva comunque giostrato in minoranza anche prima che l’evanescente “profeta” di sventure fosse cacciato; tanto il brasiliano quanto Sturaro si erano infatti distinti per inadeguatezza alla contesa, ben coadiuvati nella loro inutilità dall’ impalpabile apporto di Marchiso e dal mesto dibattersi di attaccanti per i quali ogni partita è una Via Crucis. La ciliegiona sull’insipida, sformata e abbrustolita torta bianconera era comunque apposta dal solito Chiellini che, con uno svarione tipico del suo repertorio, regalava il vantaggio ad un avversario in palla e assatanato.

Gli “Allegroni” hanno inscenato il copione ormai noto: pochi istanti iniziali di propositività e subitaneo ritiro al calduccio della loro metà campo, ove gli aggressivi borussici si sono disimpegnati a piacimento per larga parte della prima frazione, con l’ eccezione dei minuti finali in cui, un rigurgito di dignità pedatoria, ha indotto gli zebrati a sgranchire le zampe per andare a vedere com’era il tempo dalle parti di Sommer. Il clima mite di quelle zolle giovava sopratutto ai terzini, giacché, prima che il ritrovato svizzero timbrasse la parità, anche Evra aveva capito che un ombrello chiuso può diventare un’ arma.

La ripresa pareva dover proseguire sulla stessa falsariga, ma l’illusione è durata poco. I teutonici, liberati dal fastidio di dover aggirare la statuetta d’ argilla carioca si scatenavano in un pressing molto alto dal quale le falangi juventine non erano in grado di sottrarsi.

Si è rivisto un catenaccio d’antan del quale si sarebbe vergognato perfino Nereo Rocco e la cui epitome è stata rappresentata dalla sostituzione di Morata con Barzagli. Una mossa che ha fatto sclerare perfino gli sparuti follower di Capitan Salacca, dal quale, a quel punto, ci si attendeva solo più l’ avvicendamento di Pogba con Neto; non è avvenuto, ma chi può escludere che non l’ abbia pensato?.

Finiva pari. Per grazia di Eupalla e del santone fra i pali molto probabilmente il salvadanaio societario verrà irrorato con nuovo denaro fresco, per tutto il resto non c’ è MasterCard, ma solo tanta nostalgia. Mica per quelli che hanno scelto altre strade, ma per il disperso patrimonio di organizzazione, disciplina, cultura del lavoro e mentalità che avevano contribuito a costruire, deliberatamente convertito in “Una casa di acqua e cenere”.

E qualcuno è pure contento, mah…!

Ezio MALETTO ( @EzioMaletto )

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