La chiave tattica – Il “regalo” di Allegri, il coraggio e la follia: Juve, non manca niente

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In undici si poteva vincere, ma gli episodi (in questo caso sfavorevoli) fanno parte del gioco del calcio. L’errore, se di tale si può parlare, è nell’impostazione: Allegri ha sorpreso tutti con il 4-3-1-2 a scapito dell’annunciato 4-3-3, e probabilmente non è stata la scelta migliore. La Juventus parte bene, ma ben presto è costretta a subire i continui raddoppi sulle fasce da parte di Wendt e Nordtveit, che si sovrappongono con estenuante puntualità a Johnson e Traorè risucchiando all’indietro Sturaro e Pogba.

I RADDOPPI SUGLI ESTERNI. Il gol, a prescindere dal liscio di Chiellini, nasce proprio da un movimento in ritardo di Sturaro, che lascia il terzino svedese libero di crossare. Leit-motiv che caratterizzerà gran parte del primo tempo bianconero, salvo gli ultimi 10′ in cui le urla di Allegri spingono in alto la difesa e soprattutto i due terzini: Evra inizia ad appoggiare l’azione di Pogba, Lichtsteiner rispolvera il ricordo di Pirlo e trova il gol rendendo pan per focaccia a Wendt, che aveva giocato a nascondino con Sturaro fino a quel momento. Resta il dubbio di partenza: con un 4-3-3, probabilmente l’intraprendenza del Borussia Moonchengladbach sulle fasce sarebbe stata contrastata più efficacemente.

LA FOLLIA DEL PROFETA. Allegri l’aveva preparata nella stessa maniera di sabato: Hernanes a fare il primo pressing sui centrali difensivi, Marchisio (ancora a scartamento ridotto) a ruota su Khaka. Ma il dispositivo salta subito sia perché il Borussia può contare sul baby-fenomeno Dahoud, sia perché il “profeta”, una volta superato dal pallone, non si allinea repentinamente coi centrocampisti, sguarnendo di fatto il centrocampo e rivelandosi ben presto inutile. Soltanto con un atteggiamento più coraggioso, la Juventus riesce a schiacciare i tedeschi ad inizio ripresa, dando la sensazione di poter chiudere la partita. E qualcuno spieghi a Hernanes che entrare con entrambi i piedi a martello è severamente vietato, anche se non si prende l’avversario.

CUADRADO UNICA PUNTA. Il 4-3-2 lascia ben presto il posto al 5-3-1 con Cuadrado unica punta: giusto provare ad alzare gli esterni inserendo Barzagli, ben più difficile “digerire” l’uscita di Morata: avrebbe avuto molto più senso inserire direttamente l’Andrea nazionale al posto del non pervenuto Dybala di questa sera, anche perché il centravanti spagnolo non è esattamente un giocatore statico. Il Borussia trova quasi soltanto possesso palla orizzontale, la Juve spende gli ultimi minuti più a cercare di spiegare a Cuadrado i movimenti della punta, che a cercare di ripartire palla al piede: dettagli, perché non si è mai riusciti ad “uscire” nell’ultima mezz’ora e probabilmente non sarebbe cambiato molto con Morata in campo. Non è la sfortuna che manca in questo periodo: ma quando tutto manca, c’è un fenomeno tra i pali.

Gennaro Acunzo