Le voci della Nord – Ancora una volta, fino alla fine!

Le voci della Nord – Ancora una volta, fino alla fine!


Ci è entrato nelle orecchie come un mantra: è dal 1993 che non si arriva al derby della mole con il Toro davanti alla Juve: 22 anni. Dopo la prima sconfitta in 20 anni dello scorso campionato, anche questo “record” infranto. E soprattutto siamo davvero troppo, troppo indietro in classifica. Dopo la bella vittoria con l’Atalanta, il brutto passo falso a Sassuolo, con anche una nuova involuzione nel gioco, e ancora una volta un gol subito, fatale, all’unico tiro in porta concesso, peraltro su punizione. Oggi no, non si può. Non si può perché dobbiamo fare punti, perché dobbiamo (ri)dare un’identità alla squadra, perché davanti c’è il Toro e gli sbeffeggi da parte dei “cugini” son già durati fin troppo. E poi dobbiamo festeggiare al meglio i 118 anni della Signora.

Stadio pieno e caldo, come deve essere nei derby, con il settore ospite che mostra uno strano “buco” nella zona alta del primo anello. Ma i presenti si fanno sentire eccome. Derby che inizia con brutti auspici, con Khedira che è costretto a chiedere il cambio dopo nemmeno 10 minuti di gioco. Dalla Nord si vedeva benissimo il 4-3-1-2 disegnato da Allegri con la sorpresa Hernanes titolare a galleggiare dietro le punte Dybala e Morata finalmente. Programmi però subito da cambiare, con Cuadrado che prende il posto del tedesco e si mette largo a destra, in quello che diventa una via di mezzo tra un 4-3-3 e un 4-4-2. Morata largo a sinistra è uno spettacolo a sè stante: corre dietro tutti gli avversari come un mastino del centrocampo, combatte su ogni pallone come se la squadra fosse sua, ringhia su ogni giocatore avversario. Se non facesse la punta non ci sarebbe da stupirsi, ma fa davvero un lavoro straordinario. La Juve attacca sotto la Nord e dopo uno squillo di Quagliarella a lato ecco la perla del nostro numero 10: palla data in mezzo da Cuadrado, velo meraviglioso di Dybala e sfera che arriva a Pogba, controllo a seguire e tiro di destro con traiettoria a scendere tra la testa di Padelli e la traversa. Peo Pericoli nei “mai dire gol” degli anni ’90 lo avrebbe definito un “tiro a voragine”. Un gol PAZZESCO. Un gol, finalmente, alla Pogba. La Juve non gioca bene, è troppo contratta, la manovra è lenta e macchinosa, ma si arriva all’intervallo in vantaggio.

Inizia il secondo tempo e arriva immediato come una doccia gelata il pareggio del toro, in maniera, nemmeno a dirlo, rocambolesca. Bovo spara la punizione sul suo compagno mischiato alla barriera bianconera, la palla gli torna e il difensore granata scarica una sassata di sinistro che Buffon non riesce a deviare. 1-1, nemmeno a dirlo, al primo tiro vero verso la porta, con una dinamica da comiche. Quest’anno va così, e buon per noi che poco dopo Buffon sfodera il miracolo su Glik, che da calcio d’angolo colpisce indisturbato di testa. A proposito di calci d’angolo, dobbiamo fare qualcosa. Ne battiamo a iosa e non concludiamo mai niente, e soffriamo da morire quelli che battono gli avversari. Urgono rimedi. Bella però la risposta dello Stadium che invece che fischiare come capitato in altre occasioni continua e continuerà a sostenere i ragazzi per tutto il tempo. Dybala ci prova con un sinistro strozzato, poi Allegri toglie uno sfinito Morata per Mandzukic e a 10 minuti dalla fine anche Dybala per Alex Sandro. Un cambio per tutti assurdo, e dalle tribune non mancano i fischi di disapprovazione. Quanto ci sbaglieremo lo sapremo 2′ e 55” dopo il novantesimo. Prima c’è tempo di un doppio sussulto: Hernanes pennella una punizione in mezzo su cui Bonucci colpisce di testa mandando la palla sulla traversa, Marchisio arriva al volo con un gran tiro che però è rasoterra e Padelli riesce respingerla di piede. Ormi sembra fatta, qualcuno inizia a lasciare lo stadio. Ma la storia ionsegna e i ragazzi l’hanno imparata bene. Il Maestro Pirlo ha indicato come si fa, l’allievo Cuadrado ha mandato a memoria: a un soffio dalla fine Pogba inventa per la percussione a sinistra di Sandro, cross rasoterra secco di prima e Juan che si butta come un treno per spingere la palla in rete… per la Juventuuuussss ha segnatoooo il numero 16… Juaaaaaaan CUADRADOOOOOO lo stadio viene giù, è il delirio totale, una goduria che ha pochi rarissimi precedenti e che si ripete puntuale al 92’55”. Come l’anno scorso.

Stadium premiato con un’altra vittoria nel derby allo scadere, anzi dopo. Lo dice la nostra storia, lo dice il nostro motto. FINO ALLA FINE ormai è uno stile di vita. Raggiungiamo il Toro, facciamo tre punti pesantissimi per la classifica e per il morale. Sperando che sia la svolta definitiva.

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)

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