Allegri, Dybala e quel caso che non è mai esistito

Allegri, Dybala e quel caso che non è mai esistito


E va bene, che in fondo l’han pensato tutti: ma perché dentro Zaza e non Dybala? Ma soprattutto: perché scampoli di partita e non una sana e gagliarda maglia da titolare? Max Allegri era stato chiaro sin dall’inizio: “La Juve non è il Palermo. Ed il Paulo siciliano non potrà mai essere lo stesso in maglia bianconera”. Ha omesso un particolare. O meglio, un paio di paroline: per ora. Che significa: tempo al tempo, tempo a Dybala. E soprattutto tempo alla Juve.

TRATTAMENTO DIVERSO – Allegri sa che Dybala è il giocatore forse più tecnico e più “ammazza partite” che ha in rosa. Non è un dilettante, e di sicuro non è che “no el capisse un casso”, come crede ancora Silvio Berlusconi. La strategia del livornese è molto simile a quella seguita con Alvaro Morata, alla stessa usata per Stefano Sturaro. A quella che avrebbe fortemente voluto sfruttare anche per Kinglsey Coman. Acerbo, vero: però tremendamente di prospettiva. Quanto ha detto in conferenza è profondamente giusto: lo storico parla di Allegri come un grande gestore di giovani. Con lui, il boom El Shaarawy, il miglior Balotelli della storia. Ecco: però occorre soffermarsi. Occorre pesare gesti ed emozioni. E poi le parole: perché “gestore” è diverso da “allenatore”. E gestire vuol dire essenzialmente evitare rischi.

PROTEGGERLO – Sì, Dybala, ora come ora, rischia di affondare. Ma non per la pesantezza dell’investimento: quella paradossalmente lascia il tempo che trova. Quanto per la mancanza evidente in rosa del risolutore, del terminale offensivo dalle nitide certezze e dalle infinite carezze al pallone. Chi rivede Tevez in Paulo non sbaglia: la tecnica è quella, il sangue è lo stesso. Il talento? Non ha da sbocciare, ma solo da consolidarsi. Resta il fattore psicologico: e quello si fa col tempo. Che è diverso per tutti: specialmente se il termine di paragone di Dybala è un fuoriclasse con infinita esperienza e con una storia di garra alle spalle. Allegri ha fiducia estrema nell’argentino, tanto da averlo utilizzato più di tutti in campionato. Tuttavia il contagocce è necessario: in un fragile ecosistema, riesce a sopravvivere chi è più forte. Paulo, al momento, non lo è.

VERRA’ IL GIORNO – Lo sarà. Con il tempo, con le giocate, con i gol. E con la Juve. Per ora, serve proteggerlo. Perché il rischio è quello di renderlo vittima di un vortice tanto scontato quanto bastardo. Che non fa sconti a nessuno: tantomeno ad un giocatore del suo calibro, con quel carico di responsabilità ed aspettative. Per intenderci: le stesse che non avevano Alvaro Morata, Stefano Sturaro e Kingsley Coman. Le stesse che non dovrebbe avere neanche la Joya: perché a ventidue anni (da compiere) il calcio è ancora divertimento e libera espressione di sé. E perché adesso Paulo deve essere Paulo. Verrà il giorno in cui dovrà essere Dybala.

Cristiano Corbo