La chiave tattica - La sindrome degli ultimi sedici metri

La chiave tattica – La sindrome degli ultimi sedici metri


Vinovo, abbiamo un problema: si chiama gol. La Juve segna poco, anzi non segna affatto. Come risolvere il problema? Parola a mister Allegri. I profani osservatori, che pontificano restandosene all’esterno del centro di allenamento, possono tutt’al più nutrire dubbi o sbandierare certezze, senza poter manifestare la presunzione di avere la ricetta pronta in luogo di chi ha il polso della situazione. Ma le domande non mancano: perché Dybala così tardi? Come giocherà la Juventus quando Cuadrado non ci sarà o non sarà al massimo, come stasera?

D’altronde le statistiche parlano chiaro, sembra che qualcuno abbia resettato il computer riportando la Juventus all’anno zero della gestione-Conte, quando si manifestò una situazione analoga. E’ evidente che Allegri si era posto il problema, accentrando Morata al fianco di Mandzukic per un 4-4-2 che, almeno in teoria, avrebbe dovuto dare maggior presenza ai bianconeri in area di rigore. E invece, lo spagnolo svaria su tutto il fronte d’attacco facendo un gran lavoro, il problema sta nella forma ancora scadente di Mandzukic, in versione-fantasma.

La palla infatti “torna” subito ai centrocampisti, non staziona sulla trequarti, e se Cuadrado latita e Alex Sandro fa le gote rosse, anche allargare il gioco non produce effetti. Ed è ormai inutile sventolare fantasmi del passato: il 4-4-2 del primo tempo non facilita il compito al pur ottimo Pogba di stasera, il passaggio al 4-3-1-2 con Pereyra in campo rappresenta una utilissima quando non decisiva alternativa di gioco.

Questa sera la Juve ha creato tanti presupposti, ma nessuna vera occasione da rete: avrebbe meritato di giocare un tempo in superiorità numerica, non ha subito nemmeno un tiro in porta. Ma sono bastate due squadre atleticamente preparate, grintose e ben messe in campo (Inter e Borussia Monchengladbach) per sbarrare la strada ai bianconeri: poca velocità nel giro palla, mancanza di rapidi cambi di gioco e ribaltamenti di fronte, scelte di passaggio sbagliate negli ultimi sedici metri. Nessun problema irrisolvibile, e soprattutto in Champions le cose vanno bene: ma deve arrivare la svolta, e in fretta.

Gennaro Acunzo