Ranieri: "Alla Juve finì perché non volevo Cannavaro, non mi sembrava giusto. Ma solo lì ho respirato la grandezza assoluta"

Ranieri: “Alla Juve finì perché non volevo Cannavaro, non mi sembrava giusto. Ma solo lì ho respirato la grandezza assoluta”


Sull’edizione odierna del Corriere dello Sport, la favola del Leicester e del suo allenatore Claudio Ranieri. L’ex tecnico della Juventus, infatti, vola in Premier coi gioielli Vardy e Mahrez. “Ma se mi dite che ho fatto 15 punti, vi rispondo che me ne mancano 25 per la salvezza”, e giù di sorrisi.
In un’intervista davvero intrigante, il giramondo Ranieri ne ha per tutti. Ma specialmente per i colori bianconeri: “Solo lì ho respirato la grandezza”, ammette. Di seguito, alcuni stralci della sua chiacchierata.

GRANDEZZA – “Tra i tutti i club che ho allenato, in quale ho respirato grandezza assoluta? La Juventus. Non c’era la dirigenza di adesso, c’era un aria di rinnovamento, ma il peso della società lo respiravi tutto. Mio lavoro alla Juve è stato valutato male? Non lo so, non mi interessa, credetemi. Io lavoro, non guardo a chi si mette le etichette e prende le bandiere”.

CALCIO ITALIANO – “In grande ripresa. Stiamo tornando competitivi. I soldi fanno le squadre competitive, è sempre stato così. C’è stato un periodo in cui eravamo noi a dettare legge, portavamo due squadre in finale di Champions League. Poi, lo scenario è cambiato. E ora sta ricambiando. Certo, non si può ottenere tutto dall’oggi al domani, ma in Italia crediamo di farlo: vediamo la Juventus, grandissima squadra, grandissima dirigenza, però non si possono perdere tre giocatori come Pirlo, Tevez e Vidal e non risentirne pur rimpiazzandoli bene. Ora, Allegri deve avere il tempo di riassemblare e far capire bene ai nuovi quello che vuole”.

“NON ERA GIUSTO”“Con la Juve finì quando non eravamo più d’accordo sui piani di mercato. Mi fu detto che i giocatori li decidevamo e prendevamo in tre: io, il ds Secco e l’amministratore delegato Blanc. Arrivò una scelta su cui non concordavo, mi dissero che loro due invece erano d’accordo. E io risposi: “Benissimo, allora vado via io”. Poi che mi esonerarono a due giornate dalla fine conta poco. Posso anche dirlo, era Cannavaro. Era un grande giocatore, ma io facevo un discorso di linearità, non mi sembrava giusto: erano scesi in B in sei riportando la squadra in A. Perché riprendere uno che intanto era andato al Real e aveva vinto uno scudetto? Poi fece anche bene Cannavaro, il mio era un discorso di correttezza. E non c’entra lo spogliatoio”

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