Le voci della Nord – Quante mani nei capelli

Come ogni tanto ci capita, quest’oggi vi raccontiamo la partita dall’ultimo minuto, con l’immagine che meglio rappresenta lo stato d’animo con cui siamo venuti a casa dalla partita: le mani nei capelli. Quelle che aveva Pogba dopo essersi visto scavalcare dalla palla poi incocciata da Blanchard per l’1-1, quelle di Bonucci e Chiellini che non credevano fosse successo davvero, quelle di Allegri che negli ultimi minuti urlava come un pazzo perché i suoi non facevano quello che diceva e voleva lui. Ma anche e soprattutto quelle di uno stadio intero incredulo, dopo un partita che si poteva e si doveva chiudere prima, e che per l’ennesima volta in questo inizio di stagione ci vediamo scivolare via rimanendo con mezzo pugno di mosche in mano, perché un pareggio interno contro il Frosinone a 0 punti e per la prima volta in serie A non vale nemmeno un pugno di mosche intero. Torniamo all’inizio, a quel clima finalmente di nuovo da Stadium, con la presenza della Sud finalmente a condurre le danze del tifo, anche se in una cornice non perfetta: diversi posti vuoti, il turno infrasettimanale impedisce ai tanti che arrivano da fuori di essere presenti, soprattutto se l’avversario si chiama Frosinone e non Bayern Monaco. Curiosità di inizio gara: per quanto fosse annunciato da giorni, Neto titolare deve aver sorpreso il tabellonista, perché il vice-Buffon compariva sia in campo che tra i panchinari. Tifo caldo ma non caldissimo dunque, e lo spicchio dei frusinati si sente eccome, non sono tantissimi ma si fanno sentire. La Juve inizia attaccando sotto di noi e la formazione sperimentale a metà inizia a prendere le misure del campo. Lemina corre tanto e raramente a vuoto, si fa dare la palla per impostare, recupera una quantità di palloni enorme. Acquisto a fari spenti quello del giovane francese, ma che se mantiene quanto visto tra Genoa e Frosinone ci farà esaltare come altri mastini del centrocampo del recente passato. Zaza va un po’ a rilento, Cuadrado sorprende per la facilità di corsa e la velocità di gambe: è sempre mezzo pensiero più avanti dell’avversario, e lo salta con puntualità quasi svizzera. Iniziasse anche a segnare sarebbe un fenomeno totale, ci stupiamo che Mou lo abbia lasciato così spesso in panchina. E poi c’è Pogba, con il suo solito saliscendi nella partita. A volte sontuoso, come quando in mezzo metro dribbla un difensore e prova il gol capolavoro a giro sul secondo palo, che fa esaltare tutti; a volte irritante, quando si incaponisce in dribbling in mezzo a tre avversari invece che scaricare comodamente la palla a un compagno inevitabilmente più libero, considerando la capacità accentrativa del francese. Anche lui può e deve crescere, e in fretta. Lo stesso Pogba fa ancora saltare in piedi tutto lo stadio quando sale in cielo a colpire un pallone di testa che si stampa sulla traversa proprio lì sotto, e Zaza spreca un bel cross di Pereyra cercando la semirovesciata quando forse con un colpo di testa la pratica si sarebbe risolta più facilmente (e con il gol probabile). Nel frattempo il Frosinone aveva colpito un palo in mischia su una punizione battuta dalla trequarti. Fiuuu avrebbe twittato il mister qualche mese fa. Unica apparizione degli uomini di Stellone nella nostra area in tutto il primo tempo.

Il secondo inizia con una Juve davvero convincente e determinata, al punto che in curva ci si sbilancia con uno “ooooh, finalmente sprazzi di bel gioco e di bella Juve!” ed in effetti e così, creiamo in un quarto d’ora occasioni a ripetizione, con il solito Cuadrado, con Zaza che prende la seconda traversa di serata, e Dybala (entrato per Sturaro nell’intervallo) dà brillantezza alla manovra offensiva e scalda anche lui le mani a Leali. Poi finalmente il gol liberatorio, Cuadrado scende ancora una volta in fascia, vede l’arretramento di Zaza, lo serve e il lucano incrocia dal limite dell’area un bel destro che complice la deviazione di Blanchard si infila alle spalle di Leali. Partita così così per Simone, ma gli attaccanti hanno la fortuna che con un gol cambia spesso l’impressione generale. La Juve continua ad attaccare ma non chiude la partita, e per come va di questi tempi l’odore della beffa è forte. Ancora un tiro di Cuadrado fuori, uno di Pogba alto, poi anche Bonucci ed Hernanes appena entrato incocciano su Leali. A forza di non buttarla dentro capita l’irreparabile. Minuto 92 abbondante, corner per il Frosinone, Pogba salta a vuoto e il tifoso juventino Blanchard ammutolisce lo Stadium. Mani nei capelli in campo e sugli spalti, con la Roma che perde, il Napoli che pareggia e l’Inter che scappa via. Dobbiamo ripartire da quei 91 minuti, e imparare a chiudere queste benedette partite. Perché le mani vogliamo portarle sopra la testa, ma non fermarle nei capelli: le vogliamo alzare al cielo per esultare ancora.

 

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)

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