Juve, chi è causa del suo mal…

Che per la Juve fosse una stagione di magra lo si era intuito da tempo, ma nemmeno nei peggiori incubi sarebbe stato lecito ipotizzarla così stentata e percorsa ad un andamento da risicata salvezza. Eppure, numeri alla mano, quello è.

Allo J. Stadium ormai è festa per tutti, tranne per la padrona di casa, ed anche al Frosinone, dopo Udinese e Chievo, è stato concesso un viaggio di ritorno con annesso souvenir, nel caso di specie un punticino che molto gioverà al morale ciociaro e nulla alle pretestuose ambizioni dei campioni in carica di riposizionarsi nei piani alti della classifica.

Per quanto appaia evidente che gli Dei bullonati stiano esigendo con interessi da usura la restituzione dell’ industriale quantità di buona sorte elargita appena un anno fa, imputare solo all’ ennesima rata in scadenza le cause di un pareggio poco sorprendente sarebbe puerile, riduttivo ed offensivo per l’ intelligenza di chi non si riconosce nel pensiero unico, quello per cui “tutto va ben, madama la marchesa” ed in forza del quale ogni contestazione è considerata un eresia da tacitare.

È vero, la Signora in rosa avrebbe teoricamente meritato il bottino pieno, ma nel calcio tutte le considerazioni numeriche volte al tentativo di spiegare scientificamente lo svolgimento di una gara lasciano il tempo che trovano. Le uniche cifre davvero rilevanti sono quelle relative ai goal segnati; al loro cospetto tutto il fragile mosaico allestito per sbugiardare un risultato si sbriciola miseramente, esattamente come l’ aura di infrangibilità domestica di cui la “Vieille Dame” si è ammantata nell’ ultimo quadriennio.

Cinque partite, altrettante reti fatte e subite contro compagini che, fatta salva la non irresistibile Roma, sarebbe ridicolo considerare corazzate inaffondabili, rappresentano impietosamente lo score di un’ entità calcistica che non è possibile definire squadra.

Al netto delle dismissioni e delle eccessive defezioni, di cui nessuna imputabile a traumi accidentali, l’ ex padrona del campionato denuncia un’ ingiustificabile assenza di spina dorsale, d’ anima, d’ identità. È un coacervo di molti buoni giocatori nobilitati da un paio di eccellenze che, insieme, formano un complesso anonimo ed incline alla sconfitta contro qualsiasi avversaria.

Chi è causa del suo mal…, recita il vecchio e saggio detto mirabilmente attualizzato dal confronto con la matricola laziale; dei trentasei tiri scagliati verso il perimetro difeso da Leali, solo sette di essi erano scevri di ambizioni rugbistiche e quasi tutti sono giunti a conclusione di azioni individuali e mai ragionate.

Senza costrutto non può esserci frutto. Affatto casualmente, alla faccia di un’ iniziativa scarsamente dinamica ed abbondantemente confusa, l’ occasione più ghiotta della prima frazione è stata appannaggio degli Stellone boys, peraltro defraudati di un nettissimo penalty che l’ esordiente sig. Cervellera da Martina Franca non ha avuto il coraggio di fischiare.

L’ assalto alla baionetta della ripresa, più agevolato dall’ evidente calo fisico dei “lillini” ( inermi su tutte le palle in uscita dalla loro difesa ) che dal cambio di modulo, è stato caratterizzato da una circolazione della sfera molto scolastica e dall’ irritante incapacità di affondare il colpo decisivo nonostante lunghe fasi di soggiorno nei pressi dell’ area ostile.

Chi sbaglia paga pegno, ed è giusto così, a maggior ragione per i grossi limiti nella gestione del punteggio emersi nell’ ultimo quarto d’ ora e ben evidenziati dalla superficiale negligenza applicata alla rinuncia di adeguate ed elementari contromisure da opporre al prevedibile tentativo della banda Ciofani di pescare il jolly.

L’ evidenza dei fatti impone riflessioni, comunque tardive, sulla natura delle scelte effettuate in estate e queste riguardano chi le ha pensate, autorizzate, eseguite e poi trasmesse ad un’ area tecnica della quale è pleonastico richiamare i limiti e da cui sarebbe auspicabile non attendersi il ricorso al logoro piagnisteo di circostanza.

Piaccia o non piaccia, il torneo nostrano è già gravemente compromesso e non saranno le chiacchiere politicamente corrette dei protagonisti a convincerci del contrario, anzi, lo confermeranno nel momento in cui, siate pure certi che capiterà, daranno fiato ad un altro immortale e stantio luogo comune dell’ orbe pallonaro, quello che a latte versato accredita ad ogni futura partita la valenza di finale;

oggettivamente un’ aggravante, stante il rapporto della Signora con gli ultimi atti…

Ezio MALETTO ( @EzioMaletto )

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