Zoff: “Oggi c’è troppa esasperazione mediatica. Buffon è ancora il numero uno”

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

L’ex portiere bianconero Dino Zoff è stato intervistato dal Corriere dello Sport, ripercorrendo l’evoluzione che c’è stata nel calcio negli ultimi anni fino ad oggi. Ecco le sue parole:

IL CALCIO OGGI – “C’è una esasperazione mediatica eccessiva. Non si va dietro ai numeri. E invece sono molto importanti. I risultati che hai raggiunto, le partite vinte e perse, i gol, i passaggi etc. Non è che, siccome ti hanno inquadrato da dieci posizioni diverse, con un colpo di testa ben fatto diventi Pelè. Questo vale anche per gli allenatori. Quanti ne abbiamo visti, personaggi bravi in tv, che poi non hanno fatto nulla con le loro squadre? Quando sento dire, come un titolo di merito, che durante una partita hanno cambiato tre schemi di gioco io, che sono un semplice, penso che almeno due erano sbagliati”.

LA JUVE NEL DESTINO – “Era destino che io andassi alla Juventus. Pensi che nel 1962 giocavo con l’Udinese contro i bianconeri e mi ero messo, al solito, la mia maglia nera. Ma quel giorno anche loro erano vestiti in nero. Così fu Vavassori, portiere di riserva dei bianconeri, a dare al suo avversario la maglietta bianca con la v nera. Destino”.

RAPPORTO CON BONIPERTI – “Con Boniperti che rapporto avevo? Stare alla Juve era come lavorare alla Fiat. Risultati, ordine, disciplina. Boniperti di calcio capiva, pensi a come compose, pezzo a pezzo, quello squadrone: prendendo dall’Atalanta Cabrini e Scirea e poi Tardelli dal Como. Nel mio libro “Dura solo un attimo, la gloria” ho raccontato come faceva le trattative per gli ingaggi. Nel 1976 noi avevamo perso una partita, decisiva per il campionato, a Perugia. Quando, a Villar Perosa, entrai nel suo ufficio aveva incorniciata la foto dei giocatori della squadra umbra. Mi chiese, indicandoli ad uno ad uno, “Avete perso con loro, vorrete mica lo stesso ingaggio dell’anno scorso?”. Lui cominciava queste sessioni dal mattino, in ordine alfabetico. Io quindi ero sempre l’ultimo e poi lui non aveva grande considerazione per i portieri. Ma un anno decisi almeno di vendicarmi. Avevo trent’anni e non volevo farmi trattare come un pivellino. Il mio turno arrivò verso le dieci. Lo tenni fino alle due di notte. Soldi non se ne videro, ma almeno la soddisfazione me la tolsi”.

I PORTIERI MIGLIORI – “Abbiamo avuto una scuola fantastica. Albertosi, Vieri, Castellini e il non sufficientemente ricordato Fabio Cudicini. Eravamo, per qualità e numero, i migliori del mondo. Oggi Buffon. Domani vedo Perin e Sportiello. Ma la scuola si è inaridita. I club continuano ad acquistare portieri stranieri… Sono arrivati persino tanti portieri brasiliani. Per usare un eufemismo potrei dire che erano bravissimi in tutto ma il Brasile non è mai stata la patria dei numero uno. Adesso dicono che è importante che un portiere sappia giocare con i piedi. Vero, certo. Ma se chi gioca in porta può farlo con le mani e gli altri con i piedi, una ragione ci sarà”.

CAMPIONATO DI OGGI – “Sarà una lotta vera, quest’anno. Con la Juve, ci sono Inter, Roma e altre. La Lazio deve stare attenta al rischio, che c’è sempre in questa città, capace di volare sulle ali dell’entusiasmo e la settimana dopo di sprofondare nella disperazione. Forse era troppo l’anno scorso, forse è troppo ora. Nel calcio occorre tempo, sempre”.

11 TIPO – “Jascin, Burgnich, Beckenbauer, Scirea, Cabrini; Valentino Mazzola, Di Stefano, Platini; Garrincha, Pelè, Riva. Allenatore?  Che domanda… Bearzot. Che la farebbe giocare all’italiana. Lui diceva sempre che avevamo, nella nostra cultura calcistica, un dna preciso e che non dovevamo snaturarlo diventando, di volta in volta, olandesi, brasiliani o non so che. Era un italiano orgoglioso di esserlo”.

 

Oscar Toson